
Mangiare quantità enormi di cibo davanti a una telecamera è diventato uno dei fenomeni più popolari dei social. Si chiamano mukbang: video nei quali food blogger e creator consumano hamburger, pizza, pasta, fritti, dolci e altri alimenti, talvolta in porzioni decisamente superiori a quelle di un pasto normale.
Questi contenuti possono sembrare semplice intrattenimento, ma la loro diffusione ha sollevato interrogativi sui possibili effetti negativi dei mukbang, soprattutto quando vengono guardati frequentemente da adolescenti, persone molto giovani o soggetti che hanno già un rapporto problematico con il cibo.
Il rischio non consiste nel vedere occasionalmente qualcuno mangiare molto. Il problema può essere l’esposizione continua a un modello nel quale l’eccesso alimentare viene trasformato in spettacolo, normalizzato e talvolta premiato con milioni di visualizzazioni.
I principali rischi dei mukbang per chi li guarda
Uno dei primi problemi è la possibile alterazione della percezione delle porzioni.
Se ogni giorno vediamo persone mangiare tre hamburger, una pizza intera accompagnata da fritti o quantità enormi di pasta, ciò che inizialmente appariva eccezionale può diventare progressivamente familiare.
Questo non significa che lo spettatore inizierà automaticamente a mangiare nello stesso modo. Tuttavia, la continua esposizione a porzioni gigantesche potrebbe contribuire a modificare la percezione di ciò che consideriamo normale.
Possono aumentare fame e voglia di determinati alimenti
I mukbang sono spesso costruiti per rendere il cibo estremamente desiderabile.
Primi piani, formaggio filante, salse, fritti croccanti e rumori della masticazione stimolano continuamente l’attenzione dello spettatore.
Una revisione sistematica di 38 studi sui contenuti alimentari dei social media ha rilevato associazioni tra l’esposizione a determinati contenuti e la disponibilità o il desiderio di consumare gli alimenti mostrati.
Il rischio potrebbe essere maggiore quando questi video vengono guardati continuamente, magari nei momenti di noia o fuori dai normali pasti.
Il rischio di normalizzare le abbuffate
Uno degli aspetti più controversi riguarda il confine tra intrattenimento e rappresentazione dell’abbuffata.
Mangiare davanti alla telecamera non equivale naturalmente ad avere un disturbo alimentare. Allo stesso modo, non è corretto diagnosticare un problema a un creator semplicemente osservando un video.
Il messaggio trasmesso allo spettatore, però, può essere problematico quando l’intero contenuto ruota intorno al concetto:
più mangio, più il video è interessante.
L’eccesso diventa così parte dello spettacolo.
Alcuni studi hanno trovato associazioni tra un consumo problematico di mukbang e sintomi di alimentazione disordinata, compreso il binge eating. Si tratta però di associazioni e non della dimostrazione che i mukbang provochino direttamente un disturbo alimentare.
Il messaggio ingannevole del creator magro che mangia migliaia di calorie
Un’altra situazione potenzialmente problematica si verifica quando lo spettatore vede una persona molto magra ingerire quantità enormi di alimenti altamente calorici.
Il pubblico vede soltanto quello che accade davanti alla telecamera.
Non conosce necessariamente cosa mangi quella persona durante il resto della giornata, quanto spesso realizzi realmente quei pasti, quale sia il suo livello di attività fisica o quale sia complessivamente il suo stile di vita.
Si può quindi creare un’associazione fuorviante:
“Posso mangiare continuamente enormi quantità di cibo senza conseguenze”.
Un singolo video non permette invece di conoscere né l’alimentazione complessiva né lo stato di salute del creator.
Mukbang e adolescenti: perché bisogna prestare maggiore attenzione
I giovanissimi meritano particolare attenzione.
Un adulto può comprendere più facilmente che ciò che vede è una performance creata per generare visualizzazioni. Un adolescente può essere maggiormente influenzato dai modelli proposti ripetutamente dai social.
Il problema diventa ancora più evidente quando nello stesso feed convivono due estremi: da una parte corpi molto magri, diete e fitness; dall’altra persone che consumano quantità gigantesche di cibo.
Il messaggio implicito rischia di diventare contraddittorio:
“Devi essere magro, ma puoi mangiare senza limiti”.
Per chi sta costruendo il proprio rapporto con il corpo e con l’alimentazione può essere un modello difficile da interpretare.
L’algoritmo può amplificare il fenomeno
C’è inoltre una differenza importante tra televisione e social network.
Quando guardiamo un programma televisivo, il contenuto finisce.
Sui social, invece, guardare diversi mukbang può indurre l’algoritmo a proporne continuamente altri.
Un video porta al successivo e lo spettatore può trovarsi davanti ogni giorno a decine di rappresentazioni di pasti giganteschi.
La frequenza dell’esposizione è quindi un elemento importante da considerare.
Mangiare sempre di più per ottenere visualizzazioni
Esiste anche un problema legato alla natura stessa dei social: la competizione per l’attenzione.
Quando migliaia di creator producono contenuti simili, per emergere bisogna sorprendere.
Di conseguenza, una porzione normale difficilmente genera lo stesso effetto di una montagna di hamburger, chili di pasta o una quantità spropositata di dolci.
Può nascere così una sorta di escalation:
più il comportamento alimentare è estremo, maggiore è la possibilità che il video susciti curiosità.
Il cibo smette di essere soltanto nutrimento e convivialità e diventa una performance.
I rischi riguardano anche il food blogger
Non bisogna dimenticare la persona che realizza il video.
Consumare occasionalmente un pasto abbondante non equivale a farlo frequentemente. Se le abbuffate diventassero realmente abituali, un apporto calorico molto superiore alle necessità individuali potrebbe contribuire nel tempo all’aumento di peso e ad altri problemi di salute.
Non possiamo però sapere, osservando un mukbang, quanto frequentemente il creator mangi in quel modo.
Per questo è sbagliato formulare diagnosi o conclusioni sulla salute di una persona sulla base dei suoi video.
Mukbang e disturbi alimentari: attenzione a non confondere associazione e causa
La ricerca scientifica disponibile richiede prudenza.
Sono state osservate associazioni tra determinati contenuti alimentari sui social, problematiche relative all’immagine corporea, desiderio di cibo e alcuni comportamenti alimentari disordinati.
Questo non dimostra che guardare mukbang provochi anoressia, bulimia o binge eating.
I disturbi dell’alimentazione sono condizioni complesse e multifattoriali.
È però ragionevole interrogarsi sull’opportunità di esporre continuamente persone vulnerabili a contenuti nei quali l’abbuffata e l’eccesso vengono spettacolarizzati.
Il vero pericolo è considerare normale ciò che è eccezionale
Forse il principale aspetto negativo dei mukbang non è il singolo video.
È la normalizzazione dell’eccesso.
Mangiare cinque hamburger non diventa un comportamento alimentare normale semplicemente perché vediamo decine di persone farlo sui social.
La stessa distinzione dovrebbe essere insegnata soprattutto ai più giovani: ciò che ottiene milioni di visualizzazioni non rappresenta necessariamente un modello da imitare.
I mukbang possono essere intrattenimento, curiosità o compagnia virtuale. Ma quando il successo del contenuto dipende dal mangiare sempre di più, è importante che chi guarda mantenga una distinzione chiara tra spettacolo social e alimentazione quotidiana.
































