
Il rapporto tra Emma Bonino e Marco Pannella è stato uno dei sodalizi politici più lunghi e importanti della storia politica italiana contemporanea.
Per oltre quarant’anni i loro nomi sono stati quasi inseparabili: referendum, aborto, divorzio, antimilitarismo, carceri, pena di morte, diritti civili, antiproibizionismo e battaglie europeiste.
Pannella fu per Bonino un maestro, un leader, un amico e soprattutto quello che lei stessa avrebbe successivamente definito il grande compagno della propria vita politica.
Eppure questo rapporto, apparentemente indistruttibile, terminò nel modo più doloroso: negli ultimi anni della vita di Pannella i due smisero praticamente di parlarsi.
Perché litigarono? La risposta è più complessa di quanto possa sembrare.
Quando Emma Bonino conobbe Marco Pannella
Emma Bonino si avvicinò al mondo radicale nei primi anni Settanta.
Nata a Bra nel 1948, aveva poco più di vent’anni quando entrò in contatto con alcuni protagonisti del Partito Radicale, tra cui Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia.
Uno dei momenti decisivi della sua vita fu la battaglia per la legalizzazione dell’aborto.
In quegli anni l’interruzione volontaria della gravidanza era ancora illegale in Italia e Bonino partecipò direttamente alle iniziative di disobbedienza civile organizzate dai radicali.
Fu proprio all’interno di quel mondo che il rapporto con Marco Pannella diventò sempre più stretto.
Pannella aveva quasi vent’anni più di lei ed era già il leader carismatico del radicalismo italiano.
Per Bonino quell’incontro avrebbe cambiato tutto.
Pannella diventa il maestro politico di Emma Bonino
Il rapporto tra i due non fu mai una relazione sentimentale.
Bonino lo chiarì più volte nel corso della propria vita. Quello con Pannella fu invece un legame politico e umano straordinariamente intenso.
Pannella le insegnò soprattutto un modo completamente diverso di intendere la politica.
Per i radicali non bastava presentare una proposta di legge o intervenire in Parlamento.
Bisognava provocare un dibattito pubblico.
Da qui arrivavano strumenti che sarebbero diventati caratteristici del movimento: referendum, autodenunce, disobbedienza civile, scioperi della fame e della sete e iniziative nonviolente.
Bonino fece proprio questo metodo.
Negli anni sarebbe diventata una delle pochissime personalità radicali capaci di raggiungere una notorietà paragonabile a quella dello stesso Pannella.
Gli anni Settanta: aborto, referendum e disobbedienza civile
Il primo grande terreno comune fu quello dei diritti civili.
I radicali parteciparono alle grandi battaglie che trasformarono la società italiana degli anni Settanta.
Bonino divenne soprattutto uno dei volti della campagna per la depenalizzazione dell’aborto.
Le iniziative radicali furono volutamente provocatorie: l’obiettivo era rendere visibile ciò che avveniva clandestinamente e costringere politica e opinione pubblica ad affrontare il problema.
Nel 1976 Bonino venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati.
Da quel momento la giovane militante piemontese diventò progressivamente uno dei principali volti del movimento radicale.
Pannella e Bonino diventano i due simboli dei Radicali
Durante gli anni Ottanta e Novanta il sodalizio si consolidò.
Pannella rimaneva il grande ideatore delle campagne radicali, dotato di una straordinaria capacità di attirare l’attenzione pubblica.
Bonino sviluppò però progressivamente una propria identità politica.
E proprio qui si trova una delle chiavi per comprendere quello che sarebbe accaduto molti anni dopo.
Emma non rimase semplicemente “la discepola di Pannella”.
Costruì una propria carriera politica nazionale e soprattutto internazionale.
Fu parlamentare italiana ed europea e progressivamente concentrò una parte crescente della propria attività su diritti umani, politica internazionale, istituzioni europee e campagne transnazionali.
La dimensione internazionale di Emma Bonino
Negli anni Novanta il profilo di Bonino cambiò definitivamente.
Nel 1995 diventò commissaria europea.
Fu un salto enorme.
Da dirigente di un piccolo movimento politico italiano diventava una personalità delle istituzioni europee.
Si occupò anche di crisi umanitarie e visitò aree di conflitto, acquisendo progressivamente una reputazione internazionale autonoma.
Pannella continuava invece a incarnare soprattutto il radicalismo militante: campagne politiche, provocazioni, referendum, scioperi della fame, battaglie sulla giustizia, sulle carceri e sull’informazione.
Le loro strade non si separarono, ma cominciarono a essere differenti.
Il 1999 e la Lista Emma Bonino
La popolarità raggiunta da Bonino diventò evidente nel 1999.
I radicali lanciarono la Lista Emma Bonino per le elezioni europee.
Fu un successo sorprendente: la lista ottenne circa l’8,5% dei voti ed elesse sette europarlamentari.
Per una forza politica tradizionalmente minoritaria fu un risultato eccezionale.
In quello stesso periodo nacque anche la campagna “Emma for President”, che proponeva Bonino per la Presidenza della Repubblica.
Era ormai evidente che all’interno del mondo radicale esistevano due figure enormemente riconoscibili: Pannella e Bonino.
Ma il rapporto gerarchico degli anni Settanta era cambiato.
Emma aveva ormai una propria autorevolezza politica.
Due personalità molto diverse
La differenza caratteriale contribuiva a rendere il rapporto tanto produttivo quanto difficile.
Pannella era carismatico, imprevedibile, provocatorio e fortemente accentratore.
Bonino era più pragmatica e organizzativa.
Lei stessa avrebbe riconosciuto a Pannella una straordinaria capacità di inventare iniziative politiche e nonviolente, ma gli rimproverava un difetto importante: ascoltava poco.
Quando Pannella prendeva una decisione, secondo Bonino, era estremamente difficile convincerlo a cambiare idea.
Questa caratteristica era contemporaneamente la sua forza e una delle maggiori fonti di tensione.
Gli anni Duemila: ancora insieme
Nonostante le differenze, per molti anni continuarono a combattere insieme.
Alle elezioni europee del 2004 entrambi ottennero un seggio con la Lista Bonino.
Nel 2009 i loro nomi comparvero addirittura insieme nel simbolo della Lista Bonino-Pannella.
Il sodalizio sembrava quindi ancora solidissimo.
Ma sotto la superficie esistevano differenze crescenti sul modo di organizzare il movimento e sulle priorità politiche.
Bonino entra sempre più nella politica istituzionale
Nel frattempo Emma Bonino assumeva incarichi istituzionali sempre più importanti.
Fu ministra per le Politiche europee e il Commercio internazionale nel governo Prodi e successivamente vicepresidente del Senato.
Nel 2013 arrivò uno degli incarichi più prestigiosi della sua carriera: ministra degli Esteri nel governo guidato da Enrico Letta.
Era ormai una figura pienamente inserita nella politica istituzionale italiana ed europea.
Ed è proprio questo uno degli elementi che contribuirono alla crescente distanza con Pannella.
Per il leader radicale, il centro della propria vita rimaneva il movimento e la militanza radicale.
2014: iniziano a emergere pubblicamente le crepe
La frattura divenne evidente nel 2014.
Bonino non partecipò al congresso del movimento radicale.
Non si trattava di un’assenza qualsiasi.
Dopo decenni trascorsi insieme, quel gesto venne interpretato come il segnale che qualcosa nel rapporto si era ormai rotto.
Bonino manifestava disagio verso alcuni aspetti del funzionamento del movimento e verso il modo in cui venivano condotte determinate battaglie.
La distanza non era necessariamente sulle grandi questioni storiche radicali.
Era soprattutto una distanza sul metodo, sulla gestione e sul modo di concepire il futuro del movimento.
Il 2015 e lo scontro aperto
Nel 2015 la situazione precipitò.
Pannella cominciò a rivolgere pubblicamente critiche molto dure a Emma Bonino.
Uno dei rimproveri riguardava il suo progressivo allontanamento dalla vita quotidiana del movimento.
Secondo Pannella, Bonino era ormai immersa in una dimensione politica e internazionale differente da quella della militanza radicale.
In sostanza, dal punto di vista di Pannella, Emma si sarebbe progressivamente allontanata da quella comunità politica che l’aveva formata.
Per Bonino la situazione appariva molto diversa.
Lei non considerava la propria attività internazionale un tradimento delle battaglie radicali. Al contrario, molti dei temi dei quali si occupava – diritti umani, Europa, pena di morte, libertà individuali – erano perfettamente coerenti con la propria storia politica.
Perché Pannella litigò con Emma Bonino?
Non esiste una singola causa riconosciuta da entrambi.
Questo è il punto fondamentale.
Negli anni sono state indicate diverse ragioni: la crescente autonomia politica di Bonino, il suo ruolo nelle istituzioni, la distanza dalla gestione quotidiana del movimento, divergenze sul metodo e sulla struttura radicale e, soprattutto, il carattere fortissimo di entrambi.
Pannella sembrava percepire Bonino come sempre più distante dalla militanza radicale tradizionale.
Bonino, invece, non accettò il modo in cui venne trattata dal suo storico compagno politico.
Lo scontro diventò anche personale.
“Non ho mai capito perché”
È probabilmente l’aspetto più doloroso dell’intera vicenda.
Bonino ha raccontato negli anni successivi che, a un certo punto, Pannella semplicemente smise di parlarle.
Secondo la sua ricostruzione, la decisione della rottura fu sostanzialmente unilaterale.
Emma cercò a lungo di comprenderne le ragioni senza riuscirci completamente.
Anni dopo avrebbe ancora detto di non aver mai capito fino in fondo perché Pannella avesse deciso di interrompere il loro rapporto.
La cosa le provocò una sofferenza profonda.
Non si trattava infatti di perdere semplicemente un collega.
Pannella era una persona che aveva accompagnato praticamente tutta la sua vita adulta.
Le accuse pubbliche di Pannella
La fase finale fu particolarmente dura perché Pannella non mantenne il dissenso sul piano privato.
Arrivò a criticare pubblicamente Bonino con parole molto pesanti.
Bonino ricordò successivamente che nell’ultimo periodo Pannella l’aveva anche insultata pubblicamente e che lei aveva deciso di non accettarlo.
Dopo più di quarant’anni di battaglie comuni, il rapporto personale era praticamente interrotto.
La malattia di Pannella e il mancato vero riavvicinamento
Marco Pannella morì il 19 maggio 2016, a 86 anni.
La frattura degli ultimi anni rese la sua morte ancora più dolorosa per Bonino.
Non ci fu il grande chiarimento che avrebbe potuto chiudere definitivamente la vicenda.
Dopo la morte, tuttavia, Emma non cercò di ridimensionare l’importanza che Pannella aveva avuto nella sua vita.
Accadde esattamente il contrario.
“Il compagno della mia vita politica”
Parlando di lui dopo la morte, Bonino si commosse.
Lo definì il grande compagno della propria vita politica.
Era una formula particolarmente significativa.
Non cancellava la burrasca finale, ma collocava quegli ultimi anni dentro una storia durata oltre quattro decenni.
Bonino riconosceva che con Pannella aveva imparato moltissimo: dalla nonviolenza agli scioperi della fame e della sete, fino alla capacità di trasformare battaglie considerate marginali in grandi questioni politiche nazionali.
Emma Bonino non rinnegò mai Pannella
Negli anni successivi la posizione di Bonino divenne ancora più chiara.
Nonostante la sofferenza provocata dalla rottura, non rinnegò mai il proprio maestro politico.
Continuò anzi a riconoscergli un ruolo enorme nella trasformazione della società italiana.
A dieci anni dalla morte di Pannella, nel 2026, Bonino disse che Marco aveva segnato la sua vita come nessun altro.
Ribadì anche di non avere ancora compreso completamente il motivo della loro separazione.
Era quindi rimasta una ferita mai davvero risolta.
Cosa rimproverava Bonino a Pannella?
Bonino non nascose neppure i difetti che vedeva nel leader radicale.
Uno in particolare: Pannella ascoltava poco.
Quando si convinceva di qualcosa diventava estremamente difficile fargli cambiare opinione.
Questa ostinazione era probabilmente parte dello stesso carattere che gli consentiva di sostenere battaglie apparentemente impossibili per anni.
Ma nei rapporti personali poteva diventare molto difficile da gestire.
La rottura con Bonino può essere letta anche alla luce di questo tratto.
Maestro e allieva, poi due leader autonomi
La storia di Emma Bonino e Marco Pannella può essere letta come l’evoluzione di un rapporto politico molto particolare.
All’inizio esisteva una evidente asimmetria.
Pannella era il leader già affermato; Bonino la giovane militante.
Poi Bonino crebbe.
Divenne parlamentare, eurodeputata, commissaria europea, ministra e una delle personalità italiane più conosciute all’estero.
A un certo punto non esistevano più semplicemente Pannella e una sua collaboratrice.
Esistevano Marco Pannella ed Emma Bonino, due personalità politiche autonome.
Questa trasformazione non spiega da sola la rottura, ma aiuta a comprendere perché il rapporto fosse diventato molto più complesso.
Un rapporto di amore politico e conflitto
Descrivere Bonino e Pannella semplicemente come amici sarebbe quindi riduttivo.
Furono compagni di battaglie, maestro e allieva, leader dello stesso movimento, amici e talvolta concorrenti.
Condividevano moltissimo, ma avevano personalità molto forti.
E proprio perché il legame era così profondo, la rottura finale fu particolarmente dolorosa.
Bonino avrebbe potuto ricordare Pannella principalmente attraverso gli insulti e le incomprensioni degli ultimi anni.
Scelse invece di ricordare soprattutto i quarant’anni precedenti.
Perché non fecero pace?
È probabilmente la domanda più difficile.
Non esiste una documentazione che permetta di affermare che ci sia stato un vero chiarimento conclusivo.
Bonino stessa ha continuato a dire di non aver compreso fino in fondo cosa avesse portato Pannella a interrompere il rapporto.
Per questo sarebbe scorretto sostenere che i due litigarono per un singolo episodio preciso.
La rottura sembra piuttosto essere stata il risultato finale di anni di tensioni: differenze caratteriali, autonomia crescente di Bonino, differenti modi di vivere il radicalismo e critiche di Pannella al suo allontanamento dalla vita interna del movimento.
Alla fine fu Pannella, secondo la ricostruzione di Bonino, a chiudere il rapporto.
L’ultima eredità di Marco Pannella per Emma Bonino
Dieci anni dopo la morte di Pannella, Emma Bonino continuava a parlarne con riconoscenza.
Lo considerava un uomo capace di anticipare questioni che sarebbero diventate centrali molti anni dopo: carceri, antiproibizionismo, debito pubblico, diritti civili e legalità costituzionale.
La ferita personale non aveva cancellato il giudizio politico.
Ed è forse questo l’aspetto che meglio descrive il loro rapporto.
Emma Bonino e Marco Pannella riuscirono a litigare fino a non parlarsi più, ma oltre quarant’anni di vita politica comune erano troppo importanti per essere cancellati dagli ultimi due anni di incomprensioni.
Bonino continuò a considerarlo la persona che, politicamente e umanamente, aveva segnato la sua vita più di qualsiasi altra.

































