
Perché credere nel cristianesimo piuttosto che in un’altra religione? Se nel mondo esistono cristianesimo, islam, induismo, buddhismo e molte altre tradizioni spirituali, come può un cristiano affermare che Gesù Cristo rappresenti davvero la via verso Dio?
È una domanda molto più profonda di quanto possa sembrare.
Dire che tutte le religioni sono semplicemente modi diversi per affermare la stessa cosa può apparire rispettoso, ma non corrisponde realmente a ciò che queste religioni insegnano.
Cristianesimo, islam, induismo e buddhismo danno infatti risposte profondamente differenti alle domande fondamentali dell’uomo: chi è Dio? Chi è Gesù? Perché esiste il male? Cosa accade dopo la morte? Come può l’uomo raggiungere la salvezza?
Non possono quindi essere contemporaneamente vere nello stesso senso quando formulano affermazioni incompatibili.
Il cristianesimo presenta inoltre una caratteristica straordinaria: al suo centro non troviamo semplicemente un insieme di regole o una filosofia.
Troviamo una persona: Gesù Cristo.
Ed è proprio dalla domanda su Gesù che comincia il confronto.
Il cristianesimo non dice soltanto “credi in Dio”
La fede cristiana non consiste semplicemente nell’affermare che esiste un Creatore.
Anche altre religioni credono in Dio.
Il cuore del cristianesimo è un’affermazione molto più radicale: Dio è entrato nella storia dell’umanità.
Secondo il cristianesimo, Gesù non è semplicemente un profeta che indica agli uomini la strada verso Dio.
È Dio che viene incontro all’uomo.
Il Vangelo di Giovanni esprime questa convinzione con parole potentissime:
“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.”
(Giovanni 1,14)
Qui troviamo una delle differenze fondamentali tra cristianesimo e molte altre religioni.
L’uomo non deve soltanto cercare Dio.
È Dio che cerca l’uomo.
Gesù è il punto decisivo
Quando si confrontano le religioni, la domanda fondamentale per un cristiano non dovrebbe essere: “Quale religione mi piace di più?”
La domanda dovrebbe essere:
Chi è veramente Gesù Cristo?
Gesù è realmente esistito ed è vissuto nella Palestina del I secolo.
Fu crocifisso durante il governo romano di Ponzio Pilato.
Ma i primi cristiani proclamarono qualcosa di enormemente più sorprendente: che quell’uomo crocifisso era risorto.
La risurrezione diventò immediatamente il centro della predicazione cristiana.
San Paolo arrivò a scrivere:
“Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede.”
(1 Corinzi 15,17)
È un’affermazione straordinaria.
Il cristianesimo stesso mette quindi al centro della propria verità un evento: la morte e la risurrezione di Gesù.
La risurrezione distingue radicalmente il cristianesimo
Buddha muore.
Maometto muore.
I grandi maestri religiosi muoiono.
Anche Gesù muore.
La differenza è che il cristianesimo nasce dall’annuncio che Gesù è risorto dai morti.
Non si tratta semplicemente dell’idea che la sua anima sia sopravvissuta.
Gli apostoli annunciano una vera risurrezione.
Il Catechismo della Chiesa cattolica definisce infatti la risurrezione la verità culminante della fede in Cristo.
Per il cristiano, quindi, tutto dipende da questa domanda:
Gesù è realmente risorto?
Se non è risorto, il cristianesimo perde il proprio fondamento.
Se invece è risorto, la domanda su chi fosse veramente Gesù diventa inevitabile.
I primi cristiani non predicavano una semplice filosofia
È interessante osservare ciò che gli apostoli iniziarono ad annunciare.
Non dissero semplicemente:
“Gesù ci ha insegnato ad amarci.”
Annunciarono:
Gesù è morto ed è risorto.
La fede cristiana si diffuse a partire da questa convinzione.
Gli apostoli affermarono di avere incontrato Gesù vivo dopo la crocifissione.
Paolo conserva una delle più antiche formulazioni cristiane quando scrive che Cristo apparve a Pietro, ai Dodici e successivamente a molti altri discepoli.
La fede cristiana non nasce quindi soltanto dalla conservazione degli insegnamenti morali di un maestro morto.
Nasce dalla convinzione che quel maestro fosse nuovamente vivo.
Gesù non si presenta soltanto come maestro
Questo è un altro punto fondamentale.
Se Gesù avesse semplicemente insegnato:
“Amatevi gli uni gli altri, perdonate e fate del bene”,
potremmo collocarlo accanto ai grandi maestri morali della storia.
Ma i Vangeli gli attribuiscono affermazioni molto più radicali.
Gesù dice:
“Io sono la via, la verità e la vita.”
(Giovanni 14,6)
Non dice semplicemente:
“Vi mostrerò una strada.”
Dice:
“Io sono la via.”
Il cristianesimo dipende quindi inevitabilmente dall’identità di Cristo.
Il Dio cristiano entra nella sofferenza umana
Un altro elemento particolare del cristianesimo è la Croce.
Dio non osserva semplicemente la sofferenza dell’uomo da una distanza infinita.
Secondo la fede cristiana, entra personalmente nella condizione umana.
Gesù conosce fame, paura, tradimento, dolore e morte.
Il cristiano che guarda un crocifisso vede quindi qualcosa di sconvolgente:
un Dio che soffre con l’uomo e per l’uomo.
La risposta cristiana al problema della sofferenza non consiste semplicemente nello spiegare perché il dolore esiste.
Consiste innanzitutto nell’affermare che Dio stesso vi è entrato.
Il cristianesimo e il problema del peccato
Secondo il cristianesimo, il problema fondamentale dell’uomo non è semplicemente l’ignoranza.
È la separazione da Dio prodotta dal peccato.
L’uomo possiede una dignità immensa perché è creato da Dio, ma contemporaneamente è ferito dal male.
Questa visione appare sorprendentemente vicina all’esperienza umana.
Siamo capaci di amore straordinario e contemporaneamente di crudeltà.
Desideriamo il bene e spesso facciamo ciò che sappiamo essere sbagliato.
Il cristianesimo non sostiene che possiamo salvarci semplicemente diventando abbastanza bravi.
Ed è qui che compare un’altra parola fondamentale:
grazia.
La salvezza cristiana è un dono
Una delle caratteristiche più profonde del cristianesimo è l’idea che la salvezza non possa essere semplicemente “guadagnata”.
Dio prende l’iniziativa.
San Paolo scrive:
“Per grazia infatti siete salvati mediante la fede.”
(Efesini 2,8)
L’uomo è chiamato alla conversione, alla fede, all’amore e alle opere buone, ma all’origine della salvezza rimane la grazia di Dio.
Il cristianesimo non racconta quindi soltanto la storia dell’uomo che cerca di raggiungere Dio.
Racconta soprattutto Dio che scende verso l’uomo per salvarlo.
Cristianesimo ed ebraismo
Il rapporto con l’ebraismo è particolare perché il cristianesimo nasce all’interno della storia d’Israele.
Gesù era ebreo.
Maria era ebrea.
Gli apostoli erano ebrei.
L’Antico Testamento cristiano contiene le Scritture nate dalla storia religiosa d’Israele.
Cristianesimo ed ebraismo condividono quindi la fede nel Dio creatore, una parte fondamentale della storia biblica, Abramo, Mosè, i profeti e i comandamenti.
La divisione decisiva riguarda però Gesù.
Per il cristianesimo Gesù è il Messia atteso e il Figlio di Dio.
L’ebraismo non riconosce Gesù come Messia divino.
Per il cristiano, quindi, Gesù rappresenta il compimento delle promesse dell’Antico Testamento; per l’ebraismo questa interpretazione non viene accettata.
Cristianesimo e islam
Anche l’islam riconosce Gesù.
Nel Corano Gesù, Isa, è considerato un importante profeta e Messia e Maria possiede un ruolo di grande rilievo.
Ma proprio su Gesù emerge una differenza radicale.
Per il cristianesimo:
Gesù è il Figlio di Dio;
è vero Dio e vero uomo;
muore sulla croce;
risorge;
attraverso di lui viene offerta la salvezza.
L’islam rifiuta invece la divinità di Cristo e la dottrina della Trinità.
Non si tratta quindi semplicemente di due religioni che chiamano Dio con nomi differenti.
Sul punto centrale della fede cristiana affermano cose profondamente diverse.
Perché per il cristiano Maometto non sostituisce Gesù
L’islam nasce circa sei secoli dopo Cristo e considera Maometto l’ultimo dei profeti.
Il cristianesimo, invece, ritiene che con Gesù non sia arrivato semplicemente un altro profeta.
È arrivato il Figlio.
La rivelazione raggiunge quindi in Cristo il proprio compimento.
Il Catechismo cattolico definisce Gesù Cristo “mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione”.
Da questa prospettiva cristiana, non sarebbe quindi necessario attendere un successivo profeta capace di correggere o completare Gesù.
Cristianesimo e induismo
Il confronto con l’induismo è ancora più profondo perché cambia la stessa concezione della realtà.
L’induismo comprende tradizioni molto differenti e non può essere ridotto semplicemente alla credenza in molti dèi.
In molte correnti sono centrali concetti come karma, samsara, reincarnazione e moksha.
Il cristianesimo propone invece una concezione lineare dell’esistenza.
L’uomo non attraversa una successione indefinita di vite terrene.
Vive una vita, muore e incontra Dio.
La speranza cristiana non è reincarnarsi in una nuova esistenza, ma la risurrezione.
Reincarnazione e risurrezione non sono la stessa cosa
Questa differenza è fondamentale.
Nella reincarnazione si succedono differenti esistenze.
Nella fede cristiana, invece, l’identità personale non viene cancellata.
Dio salva proprio quella persona.
Il Credo cristiano proclama:
“Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.”
Non “aspetto di nascere nuovamente come un’altra persona”.
Il cristianesimo attribuisce quindi un valore definitivo e irripetibile alla vita di ciascun individuo.
Cristianesimo e buddhismo
Il buddhismo presenta differenze ancora maggiori.
Storicamente nasce dall’insegnamento di Siddhartha Gautama, il Buddha.
Al centro troviamo il problema della sofferenza, dell’attaccamento e il cammino verso la liberazione.
Il buddhismo non è semplicemente una versione orientale del cristianesimo.
Nelle sue forme classiche non pone al centro un Dio creatore personale paragonabile al Dio cristiano.
Anche il concetto buddhista di anatta, il “non-sé”, è profondamente differente dalla concezione cristiana della persona.
Per il cristianesimo la meta non consiste nell’estinzione dell’individualità.
La persona è voluta, conosciuta e amata da Dio.
Il cristianesimo dice che Dio è amore
Una delle affermazioni più potenti del Nuovo Testamento è estremamente semplice:
“Dio è amore.”
(1 Giovanni 4,8)
Non significa semplicemente che Dio prova amore.
Nella concezione cristiana, l’amore appartiene alla stessa realtà di Dio.
Questo aiuta anche a comprendere il mistero della Trinità.
Il cristianesimo non crede in tre dèi.
Crede in un solo Dio in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il Catechismo riassume la fede cristiana proprio nella confessione dell’unico Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il comandamento più grande
Quando viene chiesto a Gesù quale sia il comandamento più importante, la risposta mette insieme due dimensioni:
amare Dio e amare il prossimo.
L’amore verso Dio non può quindi essere separato dall’amore verso gli esseri umani.
Ma Gesù va ancora oltre:
“Amate i vostri nemici.”
(Matteo 5,44)
È probabilmente uno degli insegnamenti morali più difficili del cristianesimo.
Non significa approvare il male.
Significa rifiutare di trasformare persino il nemico in qualcuno privo di dignità.
Il perdono nel cristianesimo
Anche il perdono occupa un posto centrale.
Pietro chiede a Gesù quante volte debba perdonare.
Gesù risponde simbolicamente:
“Settanta volte sette.”
(Matteo 18,22)
Il perdono cristiano non significa negare la giustizia o permettere agli altri di continuare a fare del male.
Significa rifiutare che l’odio abbia l’ultima parola.
Il modello supremo viene presentato sulla Croce, quando Gesù prega per coloro che lo stanno uccidendo.
Una religione nella quale Dio chiama l’uomo “figlio”
Nel cristianesimo il rapporto con Dio non è soltanto quello tra creatura e Creatore.
Gesù insegna ai discepoli a pregare dicendo:
“Padre nostro.”
La salvezza viene descritta come una vera partecipazione alla vita di Dio.
Il credente non è semplicemente un suddito che obbedisce a un essere onnipotente.
È chiamato a diventare figlio di Dio per grazia.
Questo conferisce alla relazione con Dio una dimensione profondamente personale.
Ma i cristiani hanno commesso atrocità
È una delle obiezioni più frequenti e deve essere affrontata senza nascondere la storia.
Persone, istituzioni e società che si definivano cristiane hanno commesso nel corso dei secoli violenze, persecuzioni e gravi ingiustizie.
Questo dato storico non può essere cancellato.
Ma bisogna distinguere una domanda dall’altra.
Il comportamento dei cristiani dimostra se Gesù diceva la verità?
Un cristiano che odia il prossimo non dimostra necessariamente che l’insegnamento “ama il prossimo” sia falso.
Può dimostrare esattamente il contrario: che quella persona non ha vissuto coerentemente ciò che professava.
Il cristianesimo stesso non insegna che i cristiani siano perfetti.
Insegna che sono peccatori bisognosi di conversione.
E le altre religioni contengono verità?
Dal punto di vista cattolico, sì.
Riconoscere Cristo come pienezza della verità non significa sostenere che tutto ciò che appartiene alle altre religioni sia falso.
La Chiesa cattolica riconosce esplicitamente che nelle altre tradizioni possono trovarsi elementi di verità e di bene e che esiste un legame tra tutti gli esseri umani derivante dalla loro comune origine e destinazione.
Un cristiano può quindi rispettare profondamente un musulmano, un induista, un buddhista, un ebreo o un non credente senza rinunciare alla propria convinzione che Cristo sia la verità.
Rispetto non significa necessariamente ritenere equivalenti tutte le affermazioni religiose.
Perché non possono essere tutte vere nello stesso modo?
Consideriamo alcune affermazioni.
Il cristianesimo afferma che Gesù è Dio incarnato.
L’islam nega che Gesù sia Dio.
Entrambe le affermazioni non possono essere vere contemporaneamente nello stesso significato.
Il cristianesimo afferma una sola vita terrena seguita dalla morte e dalla risurrezione.
Molte tradizioni induiste accettano un ciclo di rinascite.
Anche queste due concezioni non coincidono.
Il buddhismo classico non pone un Dio creatore personale al centro della propria dottrina.
Il cristianesimo sì.
Dire che “tutte le religioni dicono la stessa cosa” finisce quindi paradossalmente per non prendere sul serio nessuna di esse.
Allora perché scegliere il cristianesimo?
Dal punto di vista cristiano, la risposta definitiva non è:
“Perché possiede le regole morali migliori.”
Nemmeno:
“Perché ha più fedeli.”
E neppure:
“Perché appartiene alla nostra cultura.”
Il cristianesimo è vero se Gesù Cristo è veramente chi affermano i Vangeli e se è realmente risorto.
Tutto converge su Cristo.
Se Gesù fosse soltanto un maestro morto duemila anni fa, molte pretese del cristianesimo perderebbero il loro fondamento.
Ma se la risurrezione è vera, cambia completamente la domanda.
Non ci troveremmo più davanti semplicemente al fondatore di una religione.
Ci troveremmo davanti a Colui che ha sconfitto la morte.
Il cristianesimo non promette una vita senza dolore
Gesù non promette che chi crede non soffrirà.
Anzi, il simbolo stesso del cristianesimo è una croce.
La promessa è differente:
il dolore e la morte non avranno l’ultima parola.
La Croce senza la risurrezione sarebbe una sconfitta.
La risurrezione trasforma invece la Croce nella promessa che il male può essere attraversato e sconfitto.
Perché un cristiano può credere che questa sia la religione giusta
Per il cristiano, la fede non nasce semplicemente dalla paura della morte né dalla necessità psicologica di credere in qualcosa.
Nasce dall’incontro con Cristo e dalla convinzione che attraverso di lui Dio si sia definitivamente rivelato all’umanità.
Il cristianesimo presenta una storia nella quale Dio crea l’uomo, l’uomo si allontana da Dio e Dio stesso entra nella storia per ricondurlo a sé.
Al centro non troviamo un uomo che diventa Dio.
Troviamo Dio che si fa uomo.
Non troviamo un ciclo infinito di nuove esistenze.
Troviamo una vita irripetibile destinata alla risurrezione.
Non troviamo soltanto una serie di opere attraverso le quali conquistare Dio.
Troviamo la grazia di Dio che precede l’uomo.
Non troviamo un Dio che osserva da lontano la sofferenza.
Troviamo Cristo sulla Croce.
E soprattutto non troviamo una tomba nella quale, secondo la fede cristiana, tutto finisce.
Troviamo l’annuncio che attraversa duemila anni di storia:
“Non è qui. È risorto.”
È per questo che, per il cristiano, la domanda decisiva non è quale religione sembri più affascinante.
La domanda decisiva rimane quella che Gesù stesso pone ai discepoli:
“Voi, chi dite che io sia?” (Matteo 16,15)
Da quella risposta dipende praticamente tutto il cristianesimo.

































