Gli antibiotici , al giorno d’oggi ,sono acquistati e consumati in maniera inadeguata tanto da diventare pericolosi o – in altri casi – senza effetto.

L‘Ocse ha voluto mettere in evidenza questi dati allarmanti soprattutto in paesi come l’Italia che si presenta con un 27,8%.

Quali sono dunque gli effetti?

Gli ospedali ,per trattare un paziente affetto da batteri resistenti, spendono sino a 40.000 dollari: costi molto alti considerando la perdita di produttività e di reddito.

I dati non passano inosservati considerando anche il fatto che il prossimo futuro si preannuncia come un’era post antibiotica.

Le infezioni più comuni potrebbero ritornare ad essere fatali come nel passato.

L’Ocse ha preso in esame i consumi di antibiotici sia a livello personale che negli allevamenti : 20,5 dosi ogni 1000 abitanti, con una crescita del 4%.

Al primo posto troviamo la Turchia con 41 dosi ogni 1000 abitanti, al secondo la Grecia con 34 dosi seguita dalla Corea con 31 dosi. L’Italia vede una crescita nell’utilizzo pari al 6%.

I dati puntano anche su un’altra questione: l’aumento nell’utilizzo degli antibiotici influenza notevolmente i livelli di resistenza agli stessi. Una crescita pari al 5% che dal 2005 al 2014 la prevalenza di antibiotico resistenza è aumentata in 23 paesi su 26 presi in esame.

L’Italia, in questo caso, si colloca al terzo posto con la più alta percentuale di antibiotico resistenza. Nel 2014 era pari al 34% raddoppiata rispetto al 2005.

In Europa è l’Italia al primo posto nel consumo di antibiotici: il 43,9 % in più per uso umano mentre il 13,8% circa per uso animale. 

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