Italiani sedentari e in sovrappeso secondo il Rapporto Osservasalute

Gli italiani vivono a lungo, ma non sempre in buona salute. Il quadro tracciato dal Rapporto Osservasalute evidenzia infatti un progressivo peggioramento degli stili di vita, caratterizzato da aumento del peso corporeo, scarsa attività fisica e maggiore diffusione delle patologie croniche.

L’espressione “italiani grassi e pigri”, sebbene provocatoria, sintetizza una situazione che riguarda ormai una parte consistente della popolazione. Secondo il XX Rapporto Osservasalute, il 46,2% degli adulti italiani presenta un eccesso di peso e circa il 12%, pari a quasi 6 milioni di persone, è obeso. Più di un italiano su tre, inoltre, non pratica sport né attività fisica durante il tempo libero.

Quasi un adulto su due pesa troppo

Il problema non riguarda soltanto l’obesità vera e propria. Sommando le persone obese e quelle in sovrappeso, quasi la metà della popolazione adulta italiana supera il peso considerato adeguato rispetto alla propria altezza.

L’eccesso ponderale tende ad aumentare con l’età ed è generalmente più frequente tra gli uomini. Rimangono inoltre importanti differenze territoriali: le percentuali più elevate di sovrappeso e obesità si registrano tradizionalmente nelle regioni meridionali, mentre al Nord la situazione appare mediamente meno critica.

Il peso corporeo non dipende solamente dalla quantità di cibo consumata. Entrano in gioco numerosi fattori, tra cui:

  • qualità dell’alimentazione;
  • sedentarietà;
  • condizioni economiche e sociali;
  • livello di istruzione;
  • ambiente in cui si vive;
  • età e predisposizione genetica;
  • presenza di alcune patologie o terapie.

Per questo motivo l’obesità non dovrebbe essere interpretata come una semplice mancanza di volontà, ma come una malattia complessa che richiede prevenzione e, quando necessario, un percorso sanitario personalizzato.

Italiani sempre più sedentari

A preoccupare è anche la riduzione del movimento quotidiano. Il 33,7% degli italiani ha dichiarato di non praticare alcuna attività sportiva o fisica nel tempo libero. La sedentarietà risulta più diffusa tra le donne: riguarda il 36,9% della popolazione femminile contro il 30,3% di quella maschile.

Automobile, lavoro davanti al computer, ascensori e tempo trascorso utilizzando smartphone o televisione hanno progressivamente ridotto le occasioni di movimento. Anche chi non si considera sedentario può quindi trascorrere troppe ore consecutive in posizione seduta.

Non è indispensabile frequentare una palestra per diventare più attivi. Camminare con regolarità, usare le scale, svolgere piccoli lavori domestici o interrompere frequentemente il tempo trascorso alla scrivania può già contribuire a migliorare la salute.

Crolla lo sport tra bambini e adolescenti

Uno dei dati più delicati riguarda i giovani. Tra il 2020 e il 2021 la pratica sportiva continuativa nella fascia compresa fra 3 e 17 anni sarebbe scesa dal 51,3% al 36,2%, con una perdita di circa 15 punti percentuali.

Le limitazioni introdotte durante l’emergenza sanitaria hanno avuto un ruolo importante, ma molti bambini e adolescenti non hanno successivamente ripreso le abitudini precedenti. L’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi e la riduzione delle occasioni di gioco all’aperto possono favorire sovrappeso, disturbi metabolici e difficoltà psicologiche.

Famiglia, scuola e istituzioni hanno quindi un compito fondamentale: rendere l’attività fisica accessibile, piacevole e compatibile con la vita quotidiana, evitando di trasformarla esclusivamente in una competizione.

I rischi per la salute

Obesità e inattività fisica aumentano la probabilità di sviluppare numerose patologie, tra cui:

  • diabete di tipo 2;
  • ipertensione;
  • malattie cardiovascolari;
  • disturbi articolari;
  • apnee notturne;
  • steatosi epatica;
  • alcune forme tumorali.

Il diabete, in particolare, interessa il 15,5% delle persone obese e quasi il 12% dei sedentari, secondo i dati riportati dal Rapporto. L’eccesso di peso può inoltre ridurre la qualità della vita e aumentare la spesa sostenuta dal Servizio sanitario nazionale.

La dieta mediterranea non basta

L’Italia è considerata la patria della dieta mediterranea, ma questo modello alimentare viene seguito sempre meno. Il consumo abituale di verdura, frutta, legumi, cereali integrali e pesce viene spesso sostituito da prodotti molto lavorati, bevande zuccherate, snack e pasti veloci.

Non basta vivere in un Paese mediterraneo per mangiare in modo equilibrato. Occorre recuperare concretamente le caratteristiche originarie di questa alimentazione: prevalenza di vegetali, porzioni moderate, varietà e ridotto consumo di zuccheri, sale, carni lavorate e prodotti industriali.

Non è soltanto una responsabilità individuale

Definire gli italiani “grassi e pigri” può attirare l’attenzione, ma rischia di semplificare eccessivamente il problema. Le scelte personali contano, ma sono influenzate anche dal prezzo degli alimenti, dagli orari di lavoro, dalla disponibilità di impianti sportivi, dalla sicurezza delle città e dalle possibilità economiche delle famiglie.

La prevenzione richiede quindi interventi coordinati: educazione alimentare nelle scuole, maggiore accessibilità allo sport, città più adatte agli spostamenti a piedi e in bicicletta, diagnosi precoce e percorsi terapeutici contro l’obesità.

Il quadro rimane preoccupante: gli italiani sono longevi, ma sovrappeso e sedentarietà possono trasformare gli anni guadagnati in anni vissuti con malattie croniche e limitazioni.

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