
La rimozione di un neo, chiamato in termini medici nevo, è una procedura dermatologica molto comune. Un neo può essere asportato perché crea fastidio, per ragioni estetiche oppure, soprattutto, perché presenta caratteristiche che il dermatologo ritiene opportuno analizzare.
In molti casi si tratta di un piccolo intervento ambulatoriale eseguito in anestesia locale. La tecnica utilizzata, tuttavia, non è sempre la stessa: dipende dalle caratteristiche del neo, dalla sua profondità, dalla zona del corpo in cui si trova e dal motivo per cui viene rimosso.
Prima della rimozione: la visita dermatologica
Prima di decidere di togliere un neo, il dermatologo lo osserva e può esaminarlo mediante dermatoscopia, una tecnica che permette di valutarne più attentamente strutture e caratteristiche non sempre visibili a occhio nudo.
Tra gli elementi presi in considerazione ci sono dimensioni, forma, colore, bordi, eventuali modificazioni nel tempo e sintomi come sanguinamento o formazione di croste.
Quando una lesione appare sospetta, la diagnosi definitiva non viene formulata semplicemente osservandola: il tessuto rimosso può essere inviato al laboratorio per essere analizzato al microscopio.
Come avviene la rimozione chirurgica di un neo
Una delle tecniche più utilizzate è l’escissione chirurgica completa.
Il procedimento generalmente prevede innanzitutto la disinfezione della zona. Successivamente il medico inietta un anestetico locale intorno al neo.
La puntura e l’ingresso dell’anestetico possono provocare per alcuni secondi una sensazione di pizzicore o bruciore. Una volta che l’anestesia ha fatto effetto, invece, durante l’asportazione non dovrebbe essere percepito dolore, anche se è possibile avvertire il contatto o la pressione esercitata dal medico.
Con un bisturi il dermatologo rimuove quindi il neo, generalmente praticando un’incisione che comprende l’intera lesione e, quando necessario, una piccola quantità di cute circostante. Nell’escissione a tutto spessore vengono interessati gli strati cutanei necessari a rimuovere completamente la lesione.
Perché a volte vengono messi i punti?
Quando il neo viene asportato chirurgicamente, rimane una piccola ferita che deve essere richiusa.
Il medico avvicina quindi i margini della cute mediante punti di sutura. Il numero dei punti dipende soprattutto dalle dimensioni e dalla posizione dell’incisione.
In alcuni interventi possono essere presenti anche punti più profondi e riassorbibili, mentre quelli superficiali vengono generalmente rimossi successivamente secondo le indicazioni del medico.
I tempi per togliere i punti non sono uguali per tutti: dipendono soprattutto dalla sede dell’intervento e dall’andamento della cicatrizzazione.
Rimozione del neo con shave
Non tutti i nei vengono eliminati con un’incisione tradizionale.
Un’altra possibilità è la shave removal o shave biopsy. Il dermatologo utilizza una lama chirurgica per asportare la lesione dalla superficie cutanea.
Prima viene comunque praticata l’anestesia locale. Successivamente la lesione viene rimossa e viene controllato l’eventuale sanguinamento; infine viene applicata una medicazione.
Questa tecnica può essere utilizzata per determinate lesioni, ma la scelta deve essere fatta dal dermatologo. Quando esiste il sospetto di melanoma è particolarmente importante ottenere un campione adeguato anche in profondità; l’escissione completa è generalmente il metodo di biopsia preferito quando possibile.
Punch biopsy: che cos’è?
Esiste anche la punch biopsy.
In questo caso viene utilizzato uno strumento cilindrico che penetra attraverso gli strati della pelle e permette di prelevare una piccola porzione di tessuto. Dopo il prelievo possono essere necessari uno o più punti di sutura.
La tecnica viene scelta in base alla lesione che deve essere analizzata e non rappresenta necessariamente il metodo utilizzato per rimuovere qualsiasi neo.
Il neo rimosso viene sempre sottoposto a esame istologico?
Quando un neo viene rimosso perché necessita di una valutazione diagnostica, il campione viene inviato al laboratorio, dove viene osservato al microscopio da un patologo o dermatopatologo.
L’esame istologico permette di stabilire con precisione la natura della lesione e verificare l’eventuale presenza di cellule tumorali. L’American Academy of Dermatology sottolinea che i nei rimossi possono essere esaminati al microscopio proprio per verificare la presenza di cellule cancerose.
Per questo motivo non è consigliabile cercare di eliminare autonomamente un neo a casa.
Oltre al rischio di infezioni e cicatrici, eliminare una lesione senza una corretta valutazione dermatologica può ritardare la diagnosi di un tumore cutaneo.
Cosa succede subito dopo l’intervento?
Terminata l’asportazione, il medico medica la ferita e generalmente la copre con un cerotto o una medicazione.
Nelle prime ore l’area rimane insensibile a causa dell’anestetico. Quando l’effetto dell’anestesia scompare può comparire un lieve fastidio, una sensazione di tensione della pelle oppure una modesta dolorabilità.
La gestione della ferita dipende dal tipo di intervento effettuato. È quindi importante rispettare le indicazioni ricevute dal dermatologo.
In generale, una corretta cura della ferita contribuisce a ridurre il rischio di infezione e favorisce una buona cicatrizzazione.
Quanto tempo impiega la ferita a cicatrizzare?
Non esiste un tempo identico per tutti.
La velocità di guarigione dipende dalla dimensione dell’incisione, dalla profondità, dalla zona del corpo, dall’età, dalle caratteristiche individuali della pelle e dalle sollecitazioni a cui viene sottoposta la ferita.
La pelle inizia a ripararsi rapidamente, ma la cicatrice continua a modificarsi per molto più tempo rispetto alla semplice chiusura della ferita.
All’inizio può apparire rosa o rossastra e più evidente. Con il passare dei mesi generalmente tende ad appiattirsi e schiarirsi, anche se il risultato estetico varia da persona a persona.
Rimane la cicatrice dopo aver tolto un neo?
Una piccola cicatrice è possibile dopo qualsiasi procedura che comporti l’asportazione di tessuto cutaneo.
Anche le biopsie cutanee possono lasciare una cicatrice, la cui forma e dimensione dipendono dalla tecnica utilizzata.
Nel caso dell’escissione chirurgica, la cicatrice tende generalmente ad avere una forma lineare perché la ferita viene chiusa con punti.
Il risultato estetico definitivo non va però valutato subito dopo la rimozione dei punti: il processo di maturazione della cicatrice prosegue nel tempo.
Cosa succede se l’esame istologico rileva un melanoma?
Se dall’esame del tessuto emerge un melanoma, il dermatologo stabilisce i passaggi successivi in funzione delle caratteristiche istologiche della lesione.
Può essere necessario eseguire una seconda escissione più ampia, eliminando ulteriore tessuto sano intorno alla zona in cui si trovava il melanoma. L’ampiezza dei margini dipende dalle caratteristiche e dallo spessore del tumore.
Questo intervento è differente dalla prima biopsia escissionale: una volta ottenuta la diagnosi, infatti, l’obiettivo è assicurarsi che il melanoma sia stato rimosso con margini adeguati.
Quando bisogna far controllare un neo?
È consigliabile rivolgersi al dermatologo quando un neo mostra cambiamenti significativi, ad esempio nella forma, nei bordi, nelle dimensioni o nel colore, oppure quando compare una nuova lesione dall’aspetto insolito.
Anche sanguinamento, formazione persistente di croste o altre modificazioni meritano una valutazione professionale.
Un neo sospetto non deve essere tagliato, bruciato o trattato autonomamente con prodotti acquistati online.
La rimozione dermatologica consente infatti non soltanto di eliminare la lesione, ma soprattutto, quando indicato, di conservarla e sottoporla all’esame istologico, passaggio fondamentale per stabilirne con certezza la natura.
Rimozione dei nei: fa male?
È una delle domande più frequenti. L’intervento viene normalmente effettuato con anestesia locale, quindi durante l’asportazione il paziente non dovrebbe sentire dolore.
La parte meno piacevole può essere proprio l’iniezione iniziale dell’anestetico, che può provocare un breve pizzicore o bruciore.
Dopo l’intervento può comparire un fastidio moderato quando l’anestesia termina, ma intensità e durata variano a seconda della profondità dell’asportazione e della sede.
Dolore che aumenta anziché diminuire, marcato arrossamento, gonfiore importante, secrezioni dalla ferita o altri sintomi insoliti devono invece essere riferiti al medico.
In conclusione
La rimozione di un neo è generalmente un piccolo intervento dermatologico ambulatoriale. Dopo la valutazione del dermatologo viene scelta la tecnica più adatta: escissione chirurgica, shave o, in determinate circostanze, punch biopsy.
L’area viene anestetizzata localmente e, nell’escissione chirurgica, il neo viene rimosso con il bisturi e la ferita viene solitamente chiusa con punti. Il tessuto può quindi essere inviato all’esame istologico.
La procedura è solitamente breve, ma il suo aspetto più importante non è soltanto estetico: quando un neo presenta caratteristiche sospette, la rimozione permette di ottenere il tessuto necessario per una diagnosi precisa.

































