
Tirano un respiro di sollievo il figlio, la moglie, il cognato che ringraziano la Farnesina ed il ministro degli Esteri, Emma Bonino per l’impegno profuso nella liberazione del loro congiunto.
Il Comune di Randazzo si prepara con trepidazione ad accogliere Rizzo che farà ritorno in Italia quanto prima.
“Organizzeremo una grande festa”, ha dichiarato il sindaco Michele Mangione.
Difficile capire i dettagli della trattativa che ha portato alla liberazione dell’ostaggio, visto il grande riserbo con cui, da sempre, il Ministero degli Esteri conduce operazioni di questo genere.
Rizzo, 55 anni e dipendente di un’impresa di Messina, era stato sequestrato nel sud della Nigeria, verso il delta del Niger dove si trovava per lavoro. Una settimana fa si erano perse le sue tracce insieme a quelle dell’autista.
Dopo giorni di silenzio, ieri la buona novella: Rizzo è stato rilasciato.
La Nigeria, terra di risorse minerarie (uranio, oro, carbone e petrolio) è culla di diverse fedi religiose (musulmana, cristiana ed animista) votate ad una convivenza pacifica.
La terra (pur non essendo martoriata da guerre intestine) è teatro di rapimenti con finalità estorsive.
Ad esser colpiti, di solito, sono i membri delle grandi compagnie petrolifere che agiscono sul territorio (Shell, Agip).
Nel 2006, la sorte di Rizzo toccò agli italiani Francesco Arena, Cosma Russo e Roberto Dieghi, sequestrati a Brass, una località del Delta del Niger.
Andò peggio a Franco Lamolinara, ingegnere piemontese sequestrato nel marzo 2012 ed ucciso durante un blitz.

































