Nella serata di ieri, domenica 9 dicembre, al Fatebenefrratelli di Roma si è spento Riccardo Schicchi, aveva 60 anni. Il padre del porno italiano era ammalato da tempo di diabete mellito, l’aggravarsi della malattia l’aveva portato in coma già lo scorso giugno, l’ex moglie Eva Henger, nonostante la separazione, gli è stato accanto fino all’ultimo.

La carriera di Schicchi inizia come fotoreporter dove, dopo essere stato inviato di guerra, inizia con i primi “azzardi”. Ma la discesa nel mondo dei film a luci rosse avvenne dopo l’incontro folgorante con Ilona Staller, in arte Cicciolina. L’esordio nell’hard, dopo una breve parentesi radiofonica, si ebbe nel 1979 con il primo soft-porno italiano, “Cicciolina amore mio”. Negli anni ottanta fondò Diva Futura, poi l’ingresso in politica prima con la Lista del Sole e poi nel Partito Radicale di Marco Pannella. Negli anni ’90 è tra i fondatori  del Partito dell’Amore che però non raggiunse il quorum per entrare in Parlamento.

“È stato un padre per me, a Riccardo devo tutto” il sentito commento di un altro volto noto del mondo del porno, Rocco Siffredi. “Per l’Italia della pornografia questo è un grave lutto.”

“Non c’è stato nessuno come lui che ha creduto così tanto al made in Italy pornografico – continua – Sono nato con lui, nell’agenzia Diva Futura. Avevo 20 anni quando mi scelse: sono stato l’unico uomo tra tutte le sue donne Cicciolina, Moana, Malù, Ramba, accettato perché era un amante della bellezza.”

“È  stato lui a sdoganare tutto il mondo del porno, all’epoca di Ilona Staller, del partito dell’Amore e di Diva Futura. Io sono venuto dopo e grazie a lui, a me dicevano che ero un figo, lui si prendeva gli insulti dei benpensanti. Schicchi ha sempre fatto questo lavoro con passione, pensando ad un’arte. Certo aveva fiutato il business, è stato un genio del porno italiano, ma lavorava con grande trasporto.”

Siffredi sottolinea il triste epilogo della sua vita “Malato da anni, praticamente cieco e con le gambe che si sbriciolavano, ma sempre con quel sorriso stampato. I suoi ultimi lavori erano la cura di qualche ragazza in chat, non certo la fine che meritava.”    

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