Le università non sono tutte uguali

La legge le mette tutte sullo stesso piano, con le medesime capacità di immettere i laureati nel mondo lavorativo, ma nella realtà i fatti sono ben diversi. Le differenze tra le università sparse per l’Italia ci sono, in alcuni casi il divario si fa alquanto significativo. I dati resi pubblici dal consorzio AlmaLaurea parlano chiaro e ci mostrano, ancora un volta, quanto l’istruzione italiana sia piuttosto frammentata, divisa tra studenti di serie A e studenti di serie B.

Università italiane: le differenze

Il primo fattore di differenziazione tra le università è quello geografico: i neo-laureati delle università del Nord hanno un reddito maggiore e una maggiore probabilità di trovare un impiego rispetto ai loro colleghi del Centro e del Sud Italia. E lo scarto non è piccolo.

Per capire meglio. A Napoli, ma anche a Palermo, a Foggia o a Messina, a distanza di tre anni dalla laurea i ragazzi che lavorano arrivano appena al 70% e dichiarano di guadagnare fra 1000 e 1100 euro netti al mese. I laureati che escono dal politecnico di Torino e trovano subito un impiego sono invece il 96% del totale, con un reddito che arriva a poco meno di 1600 euro.

Tra le università migliori da questo punto di vista si trovano, con non poca sorpresa, Tor Vergata, a Roma, il politecnico di Ancona, l’Università di Firenze e de L’Aquila, che si avvicinano al gruppetto delle capolista del Nord. Al capo opposto, quindi tra le peggiori, c’è Macerata, più vicina alle università del Sud.

Questo scarto non deriva soltanto dalla qualità dell’insegnamento dei vari atenei ma anche dal contesto in cui le università sono inserite. Un’università può anche fornire un’istruzione eccellente, ma se poi i neo-laureati si scontrano con una situazione lavorativa pessima, può fare ben poco. Allo stesso tempo può esserci una pessima istruzione in un’area ricca.

Se in alcune realtà i redditi calano in altre aumentano. Negli ultimi anni i laureati de La Sapienza lamentano una riduzione del loro stipendio pari a 200 euro, mentre altrove, come all’università di Camerino, nelle Marche, o allo Iuav di Venezia, si registra un incremento di circa 130 euro al mese.

Un’altra differenza è quella che riguarda il genere. Gli uomini guadagnano più delle donne. A Catania o Chieti-Pescara, ad esempio, si arriva a una differenza pari a 570 euro ogni mese.

A questi tre fattori discriminanti se ne aggiunge un quarto: le materie di studio. La facoltà di ingegneria registra il più alto numero di laureti occupati (il 95%), contro il 55% di chi ha studiato giurisprudenza. La maglia nera spetta però a conservazione dei beni architettonici e culturali, dove il tasso di occupazione dei neo-laureati scende al 50%.

Se prendiamo in considerazione l’aspetto economico, le discipline scientifiche rendono di più, mentre le facoltà umanistiche possiedono le retribuzioni più scarse.

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