Ci é sembrato interessante condividere una nota scritta dall’artista Paola Massari sull’argomento immigrazione:

Mi rendo conto che relativamente ad ogni questione che sollevi dibattito e controversie, la tendenza dominante sia quella che induce a schieramenti opposti.
In realtà le sfumature sono sempre auspicabili, così come, di conseguenza, le valutazioni di ogni posizione.
Accade perciò, almeno a me, che su certi temi io mi trovi sistematicamente a ragionare su ogni schieramento, a cercare, e trovarne, ragioni talora contrapposte, ma altrettanto plausibili.
Ecco che la questione più che attuale e pressante riguardante gli immigrati, si presta appunto all’osservazione di pensieri contrapposti.
Sempre e solo miseramente contrapposti.
Credo che sostanzialmente la maggior parte di noi non sia razzista, né crudele, né irragionevole.
Vedendo le proteste che hanno accompagnato l’insediamento di un certo numero di immigrati nel Veneto e a Roma, preferisco sottrarmi alla banalità della semplice dualità di comodo, per comprendere le ragioni delle sollevazioni popolari.
Diciamo innanzitutto che, seppure è banale dire : “Portateli a casa vostra”, è altrettanto vero che, realmente, la maggior parte di chi ragionevolmente manifesta la tendenza all’accoglienza, a casa propria non li porterebbe, perché in realtà ci si ferma sempre a considerazioni teoriche, giacché, per un prefetto che contrappone alla protesta dei cittadini: “Non ci interessano le vostre istanze, anzi, ve ne manderemo altri,” davvero c’è da domandarsi come mai gli immigrati vengano sempre destinati in luoghi molto distanti da quelli dei “privilegiati”. I quali mai, probabilmente, si troveranno ad affrontare le realtà che tali insediamenti comportano.
Ma la cosa che maggiormente desta in me interrogativi è la seguente:
Come mai sono tutti solamente e sempre uomini?
Il fatto che siano tutti sempre e solamente uomini, cosa significa, e cosa comporta?
Non sarebbe più facile per le famiglie dei residenti comprendere ed accettare la presenza di altrettante famiglie fatte di uomini donne e bambini, che renderebbero più condivisibili spazi e sentimenti, che sarebbero capaci di risvegliare condivisione e compartecipazione, solidarietà e perfino amicizia?
Cosa rappresenta un esercito di soli “maschi” un po’ allo sbaraglio, isolati e riuniti nelle loro solitudini, stanchezze, pulsioni, inettitudini forzate, ovvero mancanza di lavoro e dunque ozio e miseria, in luoghi già provati da carenze strutturali, che spesso affliggono le periferie, dove l’inserimento resta drammaticamente una sola PAROLA che alimenta le posizioni politiche tanto quanto il rifiuto dello stesso?
Saremmo noi tranquilli nel sapere che una nostra figlia adolescente rientrasse da sola, magari al buio delle 4 del pomeriggio d’inverno, in una zona priva di illuminazione e servizi, sapendo che incontrerebbe inevitabilmente, non un “immigrato” e di colore, ma una comunità fatta di soli uomini, riuniti in maniera tanto forzata e innaturale come nucleo, così poco affine alla struttura sociale comune, fatta di altrettante realtà famigliari simili alle nostre per composizione e caratteristiche?
Saremmo noi genitori di quella ragazza portati ad una ragionevole preoccupazione oppure la incoraggeremmo alla tranquillità risvegliando in lei quella solidarietà così facile da spacciare per “cosa giusta”, senza fare i conti con le realtà e i rischi che la accompagnano?
Sorvolo sull’abbattimento del valore delle abitazioni laddove si concentrino questi spettri che inevitabilmente incidono sullo stesso impoverendolo, evidentemente, domandandomi però se questo aspetto della faccenda sia sempre sorvolabile per il solo fatto che non colpisce il famigerato esercito della solidarietà fatta di parole, né tanto meno prefetti e operatori, che probabilmente rincaseranno in luoghi e situazioni protette da ogni rischio. Incluso quello della svalutazione degli immobili.
E sorvolo su un interrogativo che ne aprirebbe molti altri, e che è il seguente:
Ma dove sono le donne che fuggono dalle guerre e la povertà?
Sono forse restate in balia delle stesse, eccetto le sole pochissime donne sposate, e dunque accompagnate, e con figli?
Dove sono le ragazze, nubili, adolescenti, sole e senza figli, ché non se ne vedono mai?
Dove sono finite o rimaste, dato che risulterebbe che la popolazione mondiale (al netto delle femmine abortite in certe società) sia fatta prevalentemente da donne?
Tutti questi interrogativi mi hanno assalita mentre guardavo quel pullman di immigrati (che assediato dai rivoltosi, mi ricordava un po’ quelli delle squadre di calcio all’arrivo allo stadio), e mi rendevo conto che sono sempre e solo uomini.
Sempre e solo uomini. Perché?
E perché dovrebbero coloro che li avranno a fianco, non porsi le stesse domande e gli stessi interrogativi?
Perché non è loro consentito un ragionevole timore?
Dunque gli schieramenti sono sempre e solo posizioni di comodo che eludono intenzionalmente le problematiche per ammantarsi di una ragione che distingua in buoni e cattivi, che annoveri tra moderati e “fascisti”. Che incoraggia e promuove battaglie politiche, dove le divise precedono le idee e le elidono.
Che servono solo a riempirsi la bocca di belle o brutte parole.
Che non risolvono nulla.
E purtroppo, c’è da ammettere, che, se la la bontà ha un costo che troppo spesso resta ipotetico e va ad abbellire la sola nostra facciata, senza coinvolgimento alcuno, la “cattiveria” resta bersaglio facile per i teorici della solidarietà.
Dunque mi sembra infine e infinitamente più facile fare i buoni e i solidali davanti alla tv, o dagli scranni della politica, dalle nostre tavole apparecchiate, dalle nostre realtà più o meno confortevoli, ma fortunatamente non disgraziate.
I problemi, quelli veri, sono sempre, fortunatamente per alcuni, e sfortunatamente per altri, altrove.
In conclusione e senza fare battute.
Prendeteli davvero a casa vostra, politici di larghe vedute.
Boldrini che sfoggiate magnanimità e privilegi, mascherandovi e nascondendovi dietro paraventi di finta bontà.
Prendeteli davvero “anche” a casa vostra, ogni tanto.
E non per sfida.
Per Solidarietà ed esempio.
Veri.

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