
Una dottoressa ha tragicamente perso la vita all’interno di un parco divertimenti Disneyland.
Contrariamente a eventuali problematiche nelle attrazioni, la sciagura ha avuto luogo dopo che la donna ha cenato presso uno dei ristoranti del parco tematico americano.
Nonostante avesse chiaramente indicato al personale di soffrire di allergie alimentari, in particolare nei confronti di latticini e noci, il cibo servito ha mostrato evidenti tracce e residui di tali alimenti, risultando inesorabilmente fatale per la donna. Il marito della vittima ha indirizzato le sue accuse al personale del ristorante, intraprendendo azioni legali nei confronti dell’azienda Disney.
“Era allergica a latticini e noci”
Protagonista della tragedia è Kanokporn Tangsuan, una dottoressa del rinomato ospedale Langone della New York University situato a Manhattan. Il 5 ottobre, ha trovato una fine inaspettata dopo aver consumato una cena presso uno dei ristoranti del parco.
L’allergia ai latticini e alle noci rappresenta una condizione patologica in cui il sistema immunitario reagisce in modo iperattivo e avverso alle proteine contenute nei latticini (quali latte, formaggio, yogurt) e nei frutti a guscio (tra cui mandorle, nocciole, noci). Tale reazione immunitaria può scatenare una vasta gamma di sintomi, con intensità variabile da manifestazioni lievi a disturbi più gravi.
E nel caso della dottoressa, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.
In seguito a questo tragico evento, il marito della defunta, Jeffrey Piccolo, ha avviato un procedimento legale contro l’entità denominata “Topolino”, asserendo la negligenza di Walt Disney Parks and Resorts.
Piccolo sostiene che sua moglie aveva chiaramente comunicato al personale del ristorante le sue gravi allergie alimentari, concentrandosi in particolare su noci e latticini. L’azione legale intrapresa mira a mettere in luce presunte carenze da parte del parco tematico Disney, attribuendogli la responsabilità della tragedia che ha portato alla prematura morte della dottoressa Tangsuan. La querela si focalizza sulla presunta mancanza di precauzioni da parte del parco nell’adeguarsi alle restrizioni alimentari della vittima, cercando giustizia per l’irreparabile perdita subita dalla famiglia.

































