“Ecco nuovamente costretta a difendermi di fronte al tribunale dell’inquisizione mediatica, senza aver commesso alcun “crimine” o comportamento moralmente riprovevole. Assolutamente nulla! Questa volta, la stampa ha decisamente enfatizzato la notizia sulla mia discussa “rottura”. Il tutto, evidentemente, con l’obiettivo di vendere qualche copia cartacea o di ottenere qualche click in più, etichettandomi come ‘sex addicted’.
Melissa Satta: “Ferita come donna e come madre”
Sempre sul suo profilo, Melissa continua a sfogarsi così:
“Attualmente, vorrei farvi conoscere che il semplice compito di dover descrivere me stessa utilizzando un termine che mi provoca un profondo dolore richiede un’enorme resistenza psicologica. Mi sembra quasi di essere catapultata in una sorta di tribunale, costretta a difendermi in un sistema distorto in cui non domina la presunzione di innocenza, bensì quella di colpevolezza. In base a questo, sperimento un onere probatorio inverso, nel senso che, se non riuscirò a dimostrare fatti a mia discolpa, sarò considerata colpevole.”
E conclude, dicendo:
“Non solo questo, ho riflettuto più volte, e lo rifletto ancora, sul fatto di appartenere a un mondo di individui per i quali il destino ha riservato la fortuna di essere personaggi pubblici e di dover accettare qualche inevitabile invasione nella mia vita privata. Tuttavia, non è la prima volta che mi trovo costretta a difendermi da giornalisti che, al solo scopo di accendere la fantasia dei lettori più sensibili al sensazionalismo, non esitano a inventare storie scabrose su di me. Questo avviene senza alcun riguardo per il dolore che mi viene causato, prima come madre, poi come donna e, infine, come individuo.”