Daniele Garozzo: oro olimpico

Lo abbiamo visto schizzare in aria sulla pedana dopo la stoccata vincente e correre, colmo di una gioia inaspettata, verso mamma e papà. Il primo oro olimpico azzurro l’ha conquistato lo judoka Fabio Basile, il secondo Daniele Garozzo, nel fioretto individuale maschile.

Oggi (alle 14, ora italiana) sarà in pedana per i quarti di finale del fioretto maschile a squadre. La passione per questo sport è nata con il grande affetto che nutre per suo fratello Enrico, spadista, anche lui in gara ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro.

Daniele Garozzo biografia

Nato a Catania nel 1992, inizia a dedicarsi alla scherma quando suo fratello Enrico, più grande di tre anni, si iscrive in palestra. “Frequentavo sempre i suoi amici pur di stare con lui. E così sono finito in una sala di scherma.” Il fratellino dà del filo da torcere al fratello maggiore, tanto da spingerlo a cambiare arma, convertendosi alla spada. Daniele migliora anno dopo anno, stoccata dopo stoccata: medaglia d’argento nel 2011 e nel 2012 al Campionato mondiale Junior, campione mondiale under 17 a Mosca, campione italiano, vicecampione europeo.

Alle Olimpiadi di Rio ci è arrivato quasi per caso, complice l’entrata di Valerio Aspromonte nel cast di “Ballando con le stelle”. L’oro contro l’americano Alexander Massialas riconsegna all’Italia un risultato che mancava ormai da 20 anni. “Non riesco a dire a parole cosa provo. È una giornata da incorniciare. È il sogno della mia vita”, il commento a caldo.

Sbadato, pigro, ipercritico, ma con tanta passione e un gran cuore. “Enrico chiama tre volte al giorno, Daniele risponde ogni tre giorni. Sono diversissimi”, racconta il padre, “Vive su un altro mondo. Con lui sai come inizia la giornata, non come finisce. Dimentica tutto, anche di chiamare a casa per dire che sta bene. Per questo, litighiamo sempre”, aggiunge la madre.

Da ragazzino era l’unico fiorettista della sua palestra, così papà Salvo lo portava ad allenarsi a Modica, a un’ora e mezza di viaggio da casa, due volte a settimana. Un grosso sacrificio per i genitori, ma ne è valsa la pena: “Una volta mi disse: ‘Non so se servirà, ma stare tutto questo tempo insieme è stato bello, per conoscersi'”, racconta il padre. Eh sì, alla luce dei risultati finora raggiunti, oro olimpico in cima, possiamo dire che è servito…

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