Un frame tratto dal Videoappello di Fabiano Antoniani (dj Fabo) al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per EutanaSiaLegale.it pubblicato il 18 gennaio 2017. ANSA/EUTANASIALEGALE.IT +++ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING+++

Il suicidio assistito delle persone «affette da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili» non è punibile penalmente. Questo è quanto stabilito dalla Corte Costituzionale che, dopo due giorni di camera di consiglio, assolve gli atti di disobbedienza civile di Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni.

Marco Cappato infatti è stato colui che ha aiutato “illegalmente” Dj Fabo a morire , portandolo una notte in Svizzera . Il giovane diventato ormai cieco e tetraplegico ha richiesto, dunque, l’aiuto per il suicidio assistito chiedendo che qualcuno lo portasse a morire proprio nel luogo più vicino all’Italia dove il siucidio assistito è legalizzato.

Ora la Consulta attende che la non punibilità per il suicidio assistito sia sancita da legge , ma dopo avere concesso un anno al Parlamento è costretta a pronunciarsi, perché non vengano lesi principi costituzionalmente garantiti: l’autodeterminazione e la dignità della persona.

L’intervento legislativo è secondo i giudici indispensabile ; l’articolo 580 del codice penale, che pone sullo stesso piano aiuto e istigazione al suicidio, con la reclusione sino a 12 anni, viene bocciato. «Da oggi in Italia siamo tutti più liberi, anche quelli che non sono d’accordo – commenta entusiasta Marco Cappato.

 Fabiano Antoniani in arte Dj Fabo

Chi era Dj Fabo? Era un ragazzo molto vivace, che amava la musica e i viaggi. La passione per le moto era da sempre esistita ma è stata proprio questa che lo ha condannato per sempre. Fabiano ha, infatti, svolto diversi lavori tra cui quello da commerciale del team supermotard Daverio, continuando a fare gare sulle due ruote, fino al giorno in cui un infortunio gli aveva impedito di continuare a correre. 

La passione per le moto e l’alta velocità gli è costata però cara perchè la diagnosi dopo l’incidente è stata definitiva: tetaplegico con difficoltà respiratorie. Fabio dopo due anni di agonia chiede di morire e l’unico ad aiutarlo fù Marco Cappato.

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