
Cosa cambierà a breve per il mondo dello smart working?
In questi ultimi giorni, si parla moltissimo della fine dello stato di emergenza.
La data che dovrebbe “porre fine” a tale condizione sarebbe il 31 marzo. Da quel momento in poi, potrebbero esserci diverse novità, specialmente per quanto riguarda il settore lavorativo.
Ad esempio, in merito al lavoro da remoto, si prevede l’introduzione di una procedura semplificata per il ricorso allo smartworking. Fino ad ora, abbiamo potuto vedere le seguenti fasi (a partire dal primo decreto del 17 marzo del 2020):
- L’obbligo ove fosse possibile
- Varie proroghe
- Un protocollo d’intesa tra le parti sociali per il settore privato
Quest’ultimo, prevede il ricorso al lavoro remoto su base volontaria, attraverso un accordo individuale che avviene tra l’azienda ed il lavoratore. Andando nello specifico, si è parlato di un accordo in forma scritta, che può essere di due tipologie, ovvero a termine oppure a tempo indeterminato.
Smart working dal 31 marzo
Per adesso, si vocifera soltanto la possibilità di scegliere di alternare tra il lavoro in presenza ed il lavoro da remoto, senza stabilire uno specifico orario di lavoro. Pertanto, il tutto dovrebbe avvenire con delle fasce orarie e il riconoscimento del diritto alla disconnessione (ciò significa che il lavoratore ha diritto di non ricevere alcun tipo di disturbo se dovesse risultare fuori servizio).
Inoltre, in base alla procedura semplificata non sussiste una riduzione dello stipendio o dei benefit. E’ tutto da delineare ancora nel dettaglio, ma in questi giorni sapremo di più.
Una cosa è certa. Secondo dei dati statistici, i lavoratori da remoto sono aumentati notevolmente, nel corso degli ultimi 12 mesi. Tuttavia, c’è una percentuale che desidera fortemente tornare in sede, ma la maggior parte preferisce il lavoro ibrido (ovvero la possibilità di alternare tra il lavoro da remoto e quello in presenza). Che ne pensate a riguardo?

































