
In questi ultimi giorni risulta avviata la stretta al reddito di cittadinanza ideata dal governo Draghi.
Ciò prevede una serie di cambiamenti, che andranno a sconvolgere notevolmente gli equilibri tra gli italiani e tutti i beneficiari. Ad esempio, si vociferano i primi tagli agli assegni (verso coloro che all’inizio dell’anno hanno deciso di rifiutare un impiego), con conseguenti 5 euro in meno.
Ma non è tutto. Si prevede anche la sospensione di tale incentivo per le persone che non hanno frequentato il mese scorso i centri per l’impiego (in presenza). Come molti di voi già sanno, a marzo il reddito di cittadinanza compirà ben tre anni.
Tuttavia, nonostante tale misura introdotta dal M5S, la situazione lavorativa sembra essere ancora preoccupante. Infatti, in termini di percentuali, gli inserimenti risultano essere un po’ scarsi. Il motivo risiede nel fatto che molta gente si rifiuta di accettare determinate mansioni offerte dallo Stato.
Reddito di cittadinanza nuovi tagli assegni
In base ad una serie di dati statistici, alla fine dell’anno 2021, i beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti alla sottoscrizione del patto per il lavoro si aggiravano sui 1.109.287. Di questi a malapena il 37,9% risultava preso in carico.
Le novità previste per il reddito, riguardano principalmente delle rivisitazioni. Per esempio (come vi abbiamo accennato all’inizio), chi decide di rifiutare un’offerta di impiego, si ritroverà con 5 euro in meno al mese sull’assegno. Inoltre, secondo le nuove misure, si prevede l’obbligo di frequentare in presenza i centri dell’impiego da parte dei beneficiari attivabili.
In caso contrario, si andrà inevitabilmente ad una sospensione totale dell’aiuto. Ci saranno inoltre dei controlli maggiori inerenti alle situazioni penali dei componenti dei nuclei percettori. Il tutto sarà fattibile grazie ad uno scambio integrale dei dati tra Inps ed il Ministero della Giustizia. E non finisce qui. Infatti, l’Inps sarà tenuto a trasmettere l’elenco dei beneficiari del reddito di cittadinanza per la verifica di coloro che hanno alle spalle dei reati che rendono impossibile l’usufrutto dell’assegno.

































