Spesso li chiamiamo angeli e in questi casi sono veramente tali.

E sì, perché nessuno ha insegnato loro come salvare una vita disperata che minaccia di gettarsi nel fiume.

Ma spesso sono chiamati a farlo. E così tentano con tutte le nostre forze di salvare queste persone e iniziamo le trattative per convincere il suicida a desistere da questi propositi.
Impresa per niente facile.
Ma veniamo al fatto: qualche giorno fa la compagna di un quarantenne reatino chiama il 113.

Avevano da poco discusso per motivi economici e lui, per le scarse prospettive di lavoro, era uscito di casa in stato confusionale, dicendo che si sarebbe buttato al fiume.
E proprio lì è stato trovato da alcuni della Volante della Questura di Rieti, sulla sponda del fiume, in bilico sull’argine.
Parte così la lunga mediazione per salvarlo e i 4 poliziotti Claudio, Rocco, Sandro e Simone, con la loro esperienza e intuito, avviano un lungo dialogo persuasivo che permette di avvicinare il suicida con cautela e poi di afferrarlo in un momento di distrazione e metterlo in sicurezza.
Parlano molto con l’uomo in preda allo sconforto, lo fanno ragionare e calmare dandogli il giusto sostegno emotivo e continuano a parlare anche dopo aver conquistato la sua fiducia, fino all’arrivo dell’ambulanza.
In ospedale i medici decidono di ricoverarlo per le sue critiche condizioni, ma ora il peggio è scongiurato.
I colleghi sono soddisfatti del lavoro e anche il Questore di Rieti, Dr. Gualtiero D’Andrea è felice di questo “lieto fine” e del bel servizio reso alla cittadinanza dai “suoi uomini”.

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