
Riccardo Iacona non si può considerare il giornalista e conduttore televisivo classico. Le inchieste che ha condotto, i reportage che ha realizzato, sempre caratterizzati da un forte coinvolgimento personale, fanno parte di quel tipo d’informazione che è stato battezzato col nome di ‘giornalismo emotivo’.
Per il particolare contributo dato nell’ambito del giornalismo d’inchiesta, Riccardo Iacona ha ricevuto diversi premi nel corso della sua carriera: Premio Itaca 2007, Sulmona 2008, un riconoscimento alla IV edizione del Premio Nazionale Vincenzo Padula come conduttore di Presa Diretta, Premio Ilaria Alpi, Flaiano, Città di S. Marinella.
Il primo riconoscimento in assoluto consegnato a Iacona dalla città di Marsala, il Nino Culicchia 2006, lo premia come “Spirito libero e indipendente, cresciuto alla scuola di Michele Santoro” capace di realizzare con uno stile tutto suo inchieste approfondite, reportage di grande impatto.
Ha saputo spaziare passando dalla sanità al mercato immobiliare, dalla ricerca scientifica all’immigrazione, dalla politica al femminicidio guadagnandosi punte d’ascolto (e di lettura) notevoli.
E’ stato riconosciuto, nella città di Marsala e non solo, “uno dei pochi, grandi interpreti rimasti di quel giornalismo di inchiesta che rischia di scomparire dalla nostra TV”.
Riccardo Iacona: la carriera tra Rai e Mediaset
Riccardo Iacona, nato a Roma il 27 aprile 1957, dopo essersi laureato in Discipline dello Spettacolo alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bologna, ha lavorato come aiuto regista per cinema e TV dal 1980 al 1987, prima di iniziare la sua carriera a Rai Tre.
Lavora nel programma Scenario di Andrea Barbato e Duello, ma sarà l’incontro con Michele Santoro a dare la spinta decisiva al suo talento giornalistico.
Si lancia con lui in Samarcanda, Il Rosso e il nero, Tempo reale e seguirà Santoro lasciando la Rai anche nel 1996 per passare a Mediaset (Italia Uno): lo ricordiamo, in questo periodo, come autore dei programmi Moby Dyck e Moby’s insieme a Ruotolo e Formigli.
Sempre seguendo la scia di Santoro, rientra in Rai nel 1999 lavorando per Sciuscià e Circus diventando, in seguito, autore e regista, nel 2004, di serie mandate in onda su Raitre come Italiani, W gli Sposi, W il Mercato, W la Ricerca, tutti reportage proposti in prima serata.
L’anno 2005 lo vede impegnato in nuovi reportage: W l’Italia, Case!, Ospedali!, Tribunali! mentre nel 2007 realizza la seconda serie di Pane e Politica ma, soprattutto, si impegna nelle 11 puntate di W l’Italia diretta, un viaggio di approfondimento giornalistico attraverso l’Italia.
Riccardo Iacona non sognava di fare il giornalista, tantomeno il giornalista d’inchiesta. Probabilmente, non era cosciente del fatto che, da qualche tempo, stava già facendo il lavoro di giornalista quando Michele Santoro lo spronò a diventare un professionista: “Riccardo, non fare il fesso, vai a fare almeno l’esame di Stato!”.
Presa Diretta ed inchieste stampate su carta
Dopo l’uscita del libro Racconti d’Italia completo di 3 DVD, torna protagonista in prima serata, nel 2008, con due reportage internazionali: La Guerra Infinita incentrata sul Kosovo e Afghanistan.
Tra il 2009 e il 2010, va in onda con diverse puntate del suo ultimo programma d’inchiesta particolarmente approfondito, Presa diretta.
Riguardo a Presa Diretta, Aldo Grasso ha ammesso che “Lo stile del programma ricorda più la Gabanelli che Santoro. E questo è un grande complimento”.
Oltre a Racconti d’Italia, Riccardo Iacona è autore di altri libri: L’Italia in presa diretta (Viaggio nel Paese abbandonato dalla politica, 2010), Se questi sono gli uomini (Italia 2012. La strage delle donne, 2012) e Utilizzatori finali (Italia 2014. Sesso, festini hard, madri compiacenti e professionisti senza scrupoli, 2014).
Particolarmente suggestivo ed apprezzato il libro Se questi sono gli uomini, la sua inchiesta sul femminicidio in Italia: nel 2012, anno di uscita del libro, sono state uccise 80 donne dai loro partner, 137 nel 2011 (praticamente, una ogni 3 giorni).
Riccardo Iacona racconta: “Per questo libro sono stato tre mesi in giro per l’Italia ed ho scoperto che manca totalmente l’aiuto di prossimità. Tutti sono presi dai grandi dibattiti, le grandi questioni internazionali, ma si disinteressano delle grida che si sentono nel proprio palazzo. E, poi, un giorno, si scopre un cadavere, Siamo un Paese avaro”.
Le migliori frasi di Riccardo Iacona
“I telegiornali tendono a riportare quello che i politici dicono sulla realtà e non la realtà vera e propria”.
Basta ricordare questa sua frase per comprendere appieno lo spirito molto personale ed il sentito coinvolgimento che trapela in ogni inchiesta condotta da Riccardo Iacona.
Ricordiamo altre sue frasi, tra le più lette ed apprezzate.
“Sono curioso e molto umile. L’umiltà consiste nel ricordare sempre che questo mestiere è innanzitutto un servizio per il cittadino”.
“Voglio tentare di stringere la forbice tra il raccontabile ed il raccontato”.
“Ho sempre sostenuto che in questo Paese ci voglia più politica, ma deve essere diretta”.
“Siamo un Paese a democrazia limitata, dove i politici sono autoreferenziali, dove la casta dirigente pensa solo alle lobby”.
“Sarebbe molto più utile tenere le telecamere accese su certe situazioni prima, e non solo dopo i fatti”.
“Il rapporto col reale è importante; da noi succede sempre più spesso che a mediarlo sia la politica e che l’informazione finisca per seguire l’onda emotiva”.
Riccardo Iacona e il reportage
Vi riportiamo alcune dichiarazioni di Riccardo Iacona che rivelano il suo modo di ‘sentire’ il reportage.
“L’inchiesta è forse l’oggetto narrativo più complesso che esista: a me piace immaginarla come l’enorme cima da ormeggio di una grande nave. Se la vedi da lontano sembra fatta da un solo grosso cavo, ma quando ti avvicini ti accorgi che è il risultato dell’intreccio di tanti fili ed è proprio l’intreccio che ne garantisce la solidità”.
“Lavoro sempre su temi che hanno una densità politica nazionale, magari visti da un posto piccolo, piccolo ma che, tendenzialmente, riguardano il Paese intero, come l’economia o l’immigrazione”.
“Negli altri Paesi europei, il genere reportage è molto più coltivato. Penso soprattutto alla Francia, ad Antenne 2, dove va in onda Inviato speciale, un programma che nessuno si sognerebbe mai di spegnere”.
“Manca in Italia la politica, come la immaginiamo noi, come la immagino io, quella con la ‘p’ maiuscola, che si pone il problema di indirizzare il Paese da qualche parte, verso il futuro, che non lavora solo sul contingente, sul controllo dell’informazione, sulla bugia, sulla paura”.

































