
La Squadra mobile perché quella di Pordenone ha sventato una rapina in banca in un comune di Padova.
Vi chiederete: come mai da Pordenone erano andati a lavorare a Padova?
Semplice, perché questo colpo in realtà è collegato ad un furto in casa avvenuto a Pordenone nel maggio scorso.
Vi spiego ora il lavoro della Mobile.
Dopo che la volante è intervenuta in prima battuta, la palla passa a loro che iniziano a vagliare indizi, testimonianze e poi ci mettono anche la memoria storica.
Quel database niente affatto elettronico che abbiamo nella testa e che si chiama memoria al quale ogni poliziotto chiede lo sforzo di immagazzinare nomi, volti, frequentazioni e casi risolti o in sospeso della sua zona.
Insomma sono partiti da quel furto e sono arrivati ad un nome. Un pregiudicato e hanno iniziato ad “osservarlo”.
Ultimamente hanno capito dalle sue mosse che stava preparando “qualcosa”. Con le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno iniziato a tirare le fila e la squadra che ne seguiva i movimenti ha visto tutti i sopralluoghi fatti mentre studiava dove piazzare il colpo.
Nel frattempo, in via preventiva, sono state rinforzate le attenzioni, da parte delle volanti, a banche e Poste.
Così nei giorni scorsi, mentre lui si organizzava, il cerchio gli si stringeva intorno e quando i colleghi hanno avuto la certezza che l’indomani mattina era pronto ad entrare in azione, si sono incollati a lui che li ha portati proprio alla banca che aveva scelto come obiettivo tra tutti quelli studiati.
L’adrenalina dei colleghi sul posto a quel punto era a mille. Quando hanno visto piombare due uomini in moto hanno capito che volevano assalire le impiegate e impadronirsi del denaro che dovevano immettere nelle casse bancomat svuotate dai prelievi nel fine settimana.
Tutti in pochi secondi.
Sono intervenuti e hanno neutralizzato tutti e tre i banditi e quando hanno scoperto il volto ai due motociclisti hanno visto che erano due vecchie conoscenze: due della vecchia Banda del Brenta, tristemente famosa per i loro colpi negli anni ‘90 e per il loro capo Felice Maniero.
Ai banditi sono state sequestrate armi semiautomatiche con il colpo in canna, quindi pronti a fare fuoco.
Insomma c’è voluta grande tenacia e pazienza ma alla fine sono caduti in trappola e per far passare l’adrenalina ci è voluto un po’

































