
Le origini del “dare il cinque”
Dare il cinque è un gesto molto diffuso sia nella quotidianità che nel mondo sportivo, pensate che negli Stati Uniti esiste anche un giorno dedicato alla sua commemorazione, il National High Five Day, che cade il terzo giovedì di aprile.
Ma quali sono le origini di questo gesto entrato prepotentemente nelle nostre usanze? C’è chi sostiene che il cinque rappresenti la forza universale e l’individualità e che il “dare il cinque” sia quindi simbolo della trascendenza a esistenze superiori. Per altri, invece, è il saluto usato dai ragazzi neri di Harlem negli anni ‘70, e rappresenterebbe la fratellanza e l’emancipazione razziale.
Quello che si è soliti usare oggi è l’high five, ma in passato si utilizzava la versione bassa, il low five. L’antenato del cinque odierno è nato negli anni ’20 nel mondo del jazz, quando i musicisti di colore hanno iniziato a scambiarsi questo gesto al termine di ogni canzone, per poi diffondersi nei locali di tutto il mondo, compresi quelli più chic.
Una data di nascita vera e propria non esiste, ma tale usanza è stata immortalata per la prima volta eseguita dal cantante Al Jolson nel 1927, nel film sonoro “The jazz singer”.
Dal mondo della musica allo sport: il cinque è uno dei gesti sportivi più diffusi e amati. La sua consacrazione sportiva è avvenuta nel 1977, quando Glenn Burke batté il suo palmo contro quello di Dusty Baker durante una partita dei Los Angeles Dodger.
I cestisti si attribuiscono anche la paternità del termine, ma per gli amanti del baseball il padre è Derek Smith, dell’Università di Louisville.
Nel 1981 il termine è entrato nell’Oxford English Dictionary.
Nel 2002 alcuni studenti dell’Università della Virginia hanno organizzato una vacanza con lo scopo di dare il cinque a tutte le persone conosciute durante il viaggio, come simbolo di pace e fratellanza. Questa iniziativa è stata premiata con un monumento a San Diego, che ha segnato la nascita del National High Five Day.

































