
E’ riuscito a manomettere il braccialetto elettronico che da gennaio di quest’anno lo tenevano incatenato agli arresti domiciliari presso la sua abitazione a Milano, e faceva sì che i carabinieri avessere notizia di ogni suo spostamento. E proprio i carabinieri si sono precipitati nel suo appartamento a Cernusco sul Naviglio quando si sono accorti che il braccialetto non dava più segnali, ed hanno trovato Paolo Bovi a qualche kilometro di distanza. L’uomo, dopo essersi tolto il braccialetto ha preso la sua Smart e ha provato a uccidersi collegando un pezzo di gomma al gas di scarico dell’auto.
L’ex componente della band dei Modà è stato trovato in evidente stato di alterazione dovuto all’alcool, ed ha tentato il suicidio proprio nei pressi dello studio di registrazione dove ha fondato la sua band qualche anno fa. E’ stato portato subito in ospedale e subito dopo presso il carcere milanese di San Vittore. Le accuse per Bovi sono pesanti e si aggiunge anche quella di evasione.
Il 14 gennaio scorso l’ex componente della band Modà fu accusato di pedofilia nei confronti di alcuni ragazzini di 13 e 16 anni che avrebbe molestato nel 2011 proprio all’interno dell’oratorio in cui era educatore ed animatore della parrocchia. Secondo i risultati delle prime indagini, le molestie sarebbero avvenute anche nel corso di una gita in campeggio in Val d’Aosta. Le denunce dei genitori delle vittime sono arrivate nel 2013, dopo i racconti dei figli. Secondo quanto sostenuto dall’accusa, le molestie erano una forma di penitenza richiesta da Bovi ai ragazzi, anche se non ci sarebbe stato alcun rapporto sessuale con nessuno di loro. Dopo l’arresto e le accuse, l’ex fonico dei Modà è stato allontanato anche dalla band, fondata nel 2002 e che oggi conta un enorme successo.

































