
Incredibile ma vero! Ce lo dicono i ricercatori di una delle università più famose al mondo, quella di Harvard.
A quanto pare sono stati fatti degli studi su degli scimpanzé e le statistiche non mentono, le scimmie che risultano essere più irascibili, nervose e scontrose sono quelle che poi risultano essere le più intelligenti e capaci.
Inoltre chi ha un carattere molto spigoloso e scontroso, è il miglior candidato per diventare il leadership, questo grazie alla determinatezza che gli appartiene e grazie alla sua grande intelligenza.
Naturalmente lo studio è stato svolto su degli scimpanzé perché ritenuti gli animali che più si avvicinano sia come comportamento che come linea evolutiva all’uomo.
La prossima volta che vi daranno dell’irascibile o dello scontroso, saprete cosa rispondere!
Ma quali sono i punti essenziali per essere sicuri di avere questa innata intelligenza? Scopriamoli!
- bisogna essere irascibili e avere poca pazienza
- non sopportare nessuno, essere infastiditi da tutti
- ritenere gli altri al di sotto di noi, ovvero pensare che siano incapaci e poco svegli
- essere quasi sempre di malumore e scontenti
Dopo aver letto questo studio, è inutile diventare irascibili e spigolosi, non vi renderà intelligenti, anzi, metterà un po’ in dubbio la vostra intelligenza!
Stiamo parlando infatti di modi di essere innati, che non vengono modificati dalla volontà. Chi è un po’ altezzoso, antipatico, spigoloso, non se lo impone, lo è e basta.
Ma parliamoci chiaro, l’intelligenza è una grande cosa, ma le virtù sono tante e alcune quali la gentilezza e la spontaneità non possono essere sostituite. Ognuno poi è intelligente a modo suo, perché ognuno viene recepito da altri in diversi modi.
Non possiamo basare la nostra intera esistenza su test scolastici o presunti indicatori delle capacità intellettuali, sappiate fare la differenza a modo vostro.
Intelligenza e personalità non sono la stessa cosa
L’idea che le persone molto intelligenti abbiano necessariamente un carattere difficile è diffusa, ma rappresenta una semplificazione. L’intelligenza riguarda principalmente capacità come ragionamento, memoria, comprensione, apprendimento e risoluzione dei problemi. La personalità descrive invece il modo relativamente stabile con cui una persona pensa, prova emozioni e si comporta nelle diverse situazioni.
Una persona può avere capacità cognitive elevate ed essere gentile, disponibile e paziente. Allo stesso modo, un individuo con un quoziente intellettivo nella media può apparire scontroso, arrogante o aggressivo.
L’espressione “brutto carattere”, inoltre, non ha un significato scientifico preciso. Nel linguaggio comune può indicare caratteristiche molto differenti:
- irritabilità;
- impazienza;
- aggressività;
- scarsa disponibilità;
- sarcasmo;
- arroganza;
- rigidità;
- tendenza a criticare;
- difficoltà a gestire le emozioni;
- ridotta tolleranza alla frustrazione.
Poiché si tratta di comportamenti diversi, non è possibile ricondurli tutti a un’unica causa o considerarli un segnale di maggiore intelligenza.
Cosa dicono gli studi più recenti
Una vasta meta-analisi pubblicata su Psychological Bulletin ha esaminato il rapporto tra intelligenza e personalità considerando più di 160.000 partecipanti. I ricercatori hanno utilizzato soprattutto i modelli dei Big Five e HEXACO, impiegati in psicologia per descrivere i principali tratti della personalità.
Il risultato generale è che le associazioni tra intelligenza e grandi tratti della personalità esistono, ma sono prevalentemente deboli.
Il legame positivo più evidente è emerso con l’apertura all’esperienza, un tratto associato a curiosità intellettuale, interesse per le idee, immaginazione e disponibilità a esplorare argomenti nuovi.
Il nevroticismo, collegato alla tendenza a provare frequentemente ansia, preoccupazione e instabilità emotiva, ha mostrato invece una correlazione leggermente negativa con le capacità cognitive. Anche in questo caso, tuttavia, l’associazione è troppo modesta per descrivere o prevedere il comportamento di una singola persona.
Un’altra grande ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences ha riassunto migliaia di relazioni statistiche tra tratti della personalità e capacità cognitive. Anche questa analisi conferma un quadro complesso: alcuni aspetti specifici della personalità sono collegati a determinate abilità cognitive, ma non esiste un profilo caratteriale unico della persona intelligente.
Il modello dei Big Five
Per studiare la personalità, gli psicologi utilizzano spesso il modello dei Big Five, basato su cinque grandi dimensioni:
- apertura all’esperienza;
- coscienziosità;
- estroversione;
- gradevolezza;
- nevroticismo o instabilità emotiva.
L’apertura all’esperienza è il tratto più chiaramente associato alle capacità cognitive, soprattutto quando comprende curiosità intellettuale, interesse per la cultura e piacere di affrontare problemi complessi.
La gradevolezza riguarda invece empatia, disponibilità, cooperazione e attenzione verso gli altri. Una bassa gradevolezza può far apparire una persona polemica, competitiva o poco accomodante, ma non costituisce una prova di maggiore intelligenza.
Anche la coscienziosità, cioè la tendenza a essere organizzati, responsabili e perseveranti, non coincide con l’intelligenza. Può però influenzare i risultati scolastici e lavorativi perché aiuta a utilizzare con costanza le proprie capacità.
Essere diretti significa avere un brutto carattere?
Una persona molto diretta può essere percepita come scontrosa anche quando non intende offendere. Chi comunica in modo rapido e sintetico potrebbe avere poca pazienza per convenevoli, ripetizioni o spiegazioni che considera superflue.
Questo stile comunicativo non dimostra però né una maggiore intelligenza né una cattiva personalità. Il giudizio dipende anche dal contesto, dal tono di voce e dalle aspettative di chi ascolta.
Dire la verità non richiede necessariamente durezza. Una buona capacità comunicativa permette di esprimere un’opinione sincera senza svalutare l’interlocutore.
Perché alcune persone intelligenti possono sembrare impazienti?
Una persona che comprende velocemente un problema potrebbe irritarsi quando gli altri hanno bisogno di più tempo. Può inoltre annoiarsi durante attività ripetitive o conversazioni che non considera stimolanti.
In alcuni casi questa frustrazione viene manifestata attraverso interruzioni, critiche o risposte brusche. Non è però una conseguenza inevitabile dell’intelligenza: riguarda piuttosto il modo in cui la persona gestisce l’impazienza e adatta la comunicazione alle esigenze degli altri.
Le capacità cognitive possono aiutare a capire una situazione, ma non garantiscono automaticamente sensibilità, autocontrollo e rispetto.
Sarcasmo e intelligenza: esiste un legame?
Comprendere e produrre sarcasmo richiede alcune abilità mentali. Bisogna riconoscere che il significato letterale di una frase è diverso dall’intenzione reale, interpretare il tono e considerare il contesto sociale.
Per questa ragione, il sarcasmo può coinvolgere flessibilità mentale, capacità linguistiche e comprensione delle intenzioni. Ciò non significa che una persona sarcastica sia necessariamente più intelligente.
Il sarcasmo può essere utilizzato per divertire, creare complicità o affrontare una situazione difficile, ma anche per umiliare e aggredire indirettamente. La differenza dipende dal contesto, dalla relazione tra le persone e dalla frequenza con cui viene impiegato.
Intelligenza cognitiva ed emotiva
Quando si parla di comportamento è utile distinguere l’intelligenza cognitiva dall’intelligenza emotiva.
L’intelligenza cognitiva comprende capacità come:
- ragionare;
- apprendere;
- ricordare;
- risolvere problemi;
- comprendere concetti complessi.
L’intelligenza emotiva riguarda invece la capacità di riconoscere, comprendere e regolare le proprie emozioni e di interpretare quelle degli altri.
Una persona può avere eccellenti capacità logiche ma faticare a controllare la rabbia o a comprendere l’effetto delle proprie parole. Al contrario, può possedere capacità cognitive nella media e mostrare grande empatia, equilibrio e competenza nelle relazioni.
Le ricerche hanno rilevato una relazione negativa tra intelligenza emotiva e aggressività: in generale, una migliore comprensione e regolazione delle emozioni è associata a comportamenti meno aggressivi. Questo legame non autorizza comunque a formulare diagnosi o giudizi su una persona basandosi su singoli episodi.
L’arroganza è un segno di intelligenza?
L’arroganza viene talvolta scambiata per sicurezza e competenza. Parlare con tono deciso, contraddire gli altri e mostrare grande fiducia nelle proprie opinioni può creare un’impressione di autorevolezza, ma non dimostra il possesso di capacità cognitive superiori.
Una persona realmente competente può riconoscere i limiti delle proprie conoscenze, modificare un’opinione davanti a nuove prove e accettare di commettere errori.
L’incapacità di ammettere un errore può derivare da insicurezza, bisogno di controllo o desiderio di proteggere la propria immagine. Non deve essere interpretata automaticamente come manifestazione di intelligenza.
Il ruolo dello stress e della stanchezza
Anche una persona normalmente paziente può diventare irritabile durante un periodo di forte stress. Mancanza di sonno, problemi lavorativi, preoccupazioni economiche, dolore fisico e conflitti familiari possono influenzare il comportamento.
La stanchezza riduce le risorse disponibili per controllare le reazioni e valutare con calma ciò che sta accadendo. Una risposta brusca può quindi dipendere dalle condizioni del momento e non da un tratto permanente della personalità.
Per comprendere il comportamento di una persona è necessario considerare sia le caratteristiche individuali sia il contesto nel quale quel comportamento si manifesta.
Intelligenza e isolamento sociale
Alcune persone con interessi molto specifici possono avere difficoltà a trovare interlocutori con cui condividere passioni e argomenti. Questo può generare noia, frustrazione o una tendenza a isolarsi.
L’isolamento non rappresenta però una prova di intelligenza superiore. Può essere una scelta personale, una conseguenza della timidezza o il risultato di esperienze negative nelle relazioni.
Anche preferire pochi rapporti profondi a una vasta rete di conoscenze non significa necessariamente essere introversi, scontrosi o più intelligenti.
Il pericolo degli stereotipi
Associare il brutto carattere all’intelligenza rischia di giustificare comportamenti offensivi. Una persona potrebbe pensare di avere il diritto di trattare male gli altri perché si considera più brillante o competente.
Allo stesso tempo, lo stereotipo può danneggiare le persone intelligenti e riservate, che vengono percepite come fredde o arroganti anche quando non lo sono.
Un’elevata capacità cognitiva non rende accettabili:
- insulti;
- umiliazioni;
- prepotenza;
- aggressività;
- svalutazione degli altri;
- mancanza di rispetto;
- controllo eccessivo nelle relazioni.
Il rispetto non dipende dal quoziente intellettivo e rimane una responsabilità individuale.
Come riconoscere una persona realmente competente
L’intelligenza non si manifesta soltanto nella rapidità con cui si risolve un problema. Una persona competente sa anche ascoltare, fare domande, verificare le informazioni e riconoscere quando non conosce una risposta.
Tra i comportamenti che possono indicare maturità intellettuale troviamo:
- disponibilità a cambiare idea;
- capacità di distinguere fatti e opinioni;
- curiosità;
- ascolto;
- attenzione alle conseguenze;
- tolleranza dell’incertezza;
- capacità di spiegare concetti complessi con chiarezza;
- riconoscimento dei propri limiti.
Queste qualità non rendono automaticamente una persona gentile, ma mostrano che intelligenza e atteggiamento aggressivo non devono procedere insieme.
Quoziente intellettivo e successo nella vita
Il quoziente intellettivo misura soltanto alcune capacità cognitive. Non rappresenta una valutazione completa del valore, della creatività o della capacità di costruire relazioni soddisfacenti.
Il rendimento scolastico e professionale dipende dall’interazione di numerosi elementi, tra cui:
- capacità cognitive;
- motivazione;
- perseveranza;
- autocontrollo;
- ambiente familiare;
- opportunità;
- salute;
- qualità dell’istruzione;
- competenze sociali.
Le ricerche sul rendimento scolastico indicano che le capacità cognitive hanno un ruolo importante, ma anche la coscienziosità contribuisce ai risultati. Essere brillanti, quindi, non basta sempre: organizzazione, impegno e costanza restano determinanti.
Esiste davvero una correlazione tra intelligenza e brutto carattere?
Le prove disponibili non permettono di affermare che le persone più intelligenti abbiano generalmente un carattere peggiore. Le correlazioni tra capacità cognitive e grandi tratti della personalità sono perlopiù piccole.
L’associazione più consistente riguarda l’apertura all’esperienza, cioè la curiosità e l’interesse verso idee e attività nuove. Non emerge invece una relazione capace di trasformare aggressività, arroganza o irritabilità in indicatori affidabili di intelligenza.
Una persona può essere intelligente e difficile, intelligente e gentile oppure possedere qualsiasi combinazione intermedia. Personalità, comportamento e capacità cognitive si influenzano, ma rimangono dimensioni distinte.
In conclusione, il brutto carattere non è la prova di una mente superiore. Saper gestire le proprie capacità rispettando gli altri è semmai un segno di maggiore maturità.


































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