Emanuele Kraushaar, scrittore  romano di  34 anni, un pomeriggio si è imbattuto in ‘Uomini e Donne’ e  come confessa nella quarta di copertina del suo nuovo libro è rimasto così colpito dalla situazione “surreale” da decidere di scrivere un romanzo su questo personaggio che ha cambiato il modo di fare la tv italiana, rasformato la televisione in una specie di casa, dove ognuno nel bene e nel male, può mostrarsi per quello che è.

Fa parte della collana ‘Iconoclasti’ della Alet e si intitola proprio “Maria De Filippi”.

Il romanzo così viene ambientato proprio negli studi di ‘Uomini e Donne’ di “Amici” e ” C’è posta per te “ed è costruito sulle dinamiche che  vediamo nelle trasmissioni, con personaggi reali, liti e discussioni alle quali sicuramente chi conosce i programma ha già assistito.

Le trasmissioni della De Filipi vengono descritte come un posto nel quale improvvisamente esce il meglio e il peggio della persona, dove si mischiano narcisismo e insicurezza, cinismo e ingenuità.

Gli studi come una casa in cui il pubblico si sente ospite, le persone in sala possano giudicare e attaccare mentre  la padrona di casa ascolta e poche volte interviene, senza mai comunque giudicare.

Maria viene descritta come un fenomeno mediatico inimitabile: è colei che permette anche alle persone comuni di avere un loro minuto di celebrità, di poter per un attimo diventare ‘famosi’.

Il costo del libro è di 10 euro.

 

Ecco tre strestratti del Libro

(per gentile concessione di Alet)

1

– Hai parlato con i redattori di Uomini e Donne?
– Ieri pomeriggio.
– E allora?
– Mi sa che non c’è niente da fare.
– In che senso? che ti hanno detto?
– Lascia perdere.
– Ma esiste sì o no un modo per rimanere impressi per sempre?.
– No, tutto fila via come in un fiume nero. E prima o poi la gente ti dimentica.
– Prima o poi, appunto.  Allora vuol dire che puoi vivere il presente per sempre.
– Tu non capisci.
– Cosa?
– C’è solo una persona che può vivere il presente per sempre.

2 Vado al programma di Maria De Filippi perché basta che fai tre minuti tre su Canale Cinque e rimorchi in qualsiasi discoteca.
Per me, che ho vent’anni,  quello che conta è farmi il maggior numero di ragazze carine.
Anche se non mi piace granché parlare con loro, condividere i miei pensieri, confidare le mie passioni, dire che per esempio mi piacciono i gatti brutti e spelacchiati, che una volta schiacciando una mosca sulla scrivania mi sono sentito morire, che a tredici anni mi sono toccato mentre ascoltavo Vasco Rossi che cantava con una mano, con una mano ti sfiori: tu sola dentro una stanza e tutto il mondo fuori e intanto pensavo di essere una ragazza.

3 Da quando, tre mesi fa, sono stato eliminato da Uomini e donne, la mia rabbia è un soldato inarrestabile.
Stasera andrò al Fabrique dove ci sarà molta gente e buona musica elettronica, che mi spaccherà le orecchie. E io cercherò di spaccare qualcosa all’interno del locale. Come al solito di nascosto e con cattiveria.
Mi isolerò con un ragazzo di piccola corporatura e cercherò di impaurirlo con lo sguardo. Poi saluterò il buttafuori e mi andrò a fare un cappuccino da Ghiro, senza nessun amico. Mi prenderò almeno due cornetti e guarderò fisso il cameriere mezzo pelato, cercando di infastidirlo. Farò sgocciolare il cappuccino e spargerò lo zucchero in modo da costringerlo a ripassare la pezza sul bancone. Quello non farà molto caso a questo, perché di gentaccia come me ne vede tanta ogni notte. Poi all’alba andrò nella chiesa di San Bartolomeo, dove c’è la prima messa alle sei.

Lì chiederò perdono al Signore di tutte le mie colpe e, in particolare, di essere una persona sporca dentro e piena di debiti con la purezza.
La settimana la passerò in piena tranquillità, aspettando la prossima serata dove uscire allo scoperto.

E ora penso: “Non c’è modo di sfuggire il proprio carattere, perché quello che siamo, almeno una volta alla settimana, ci raggiunge”. Anche adesso, che sto pettinandomi davanti allo specchio, vedo i miei occhi rabbiosi, quasi rossi, certamente cattivi.

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