
Biden viaggia in direzione di Israele, dove ha in programma un incontro con il presidente Netanyahu. Questo avviene subito dopo la tragica strage nell’ospedale di Gaza City, che ha causato la morte di almeno 500 persone. Le accuse tra Israele e Hamas per le responsabilità di questa strage continuano a essere scambiate.
Tuttavia, il viaggio del presidente americano inizia con un ostacolo significativo, poiché il summit pianificato ad Amman, con la partecipazione del presidente palestinese Abu Mazen e del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, è stato annullato a causa della tragedia.
La Casa Bianca ha comunicato che questo incontro verrà rinviato a una data successiva. Nel frattempo, Israele continua i bombardamenti, e si sono verificati pesanti attacchi aerei nella notte e questa mattina a est di Gaza City, nella parte settentrionale della Striscia di Gaza.
Strage
La strage avvenuta nell’ospedale di Gaza ha provocato l’indignazione diffusa nei confronti di Israele, degli Stati Uniti e delle loro rappresentanze diplomatiche in tutto il Medio Oriente. In numerose città del mondo arabo, e non solo, si sono verificati attacchi contro le sedi diplomatiche statunitensi e israeliane.
In concomitanza con l’arrivo del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, nella regione, il gruppo militante sciita libanese Hezbollah ha dichiarato una “giornata della rabbia”, durante la quale centinaia di manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza libanesi fuori dall’ambasciata americana, sita nel sobborgo di Awkar, alle porte di Beirut. Durante questi scontri, i manifestanti hanno lanciato pietre e incendiato un edificio nelle vicinanze. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno raccomandato ai propri cittadini di evitare di recarsi in Libano e hanno autorizzato la partenza del personale diplomatico non essenziale e dei loro familiari.
Ambasciata Francese a Beirut
Centinaia di individui si sono riuniti di fronte all’ambasciata francese a Beirut, agitando le bandiere di Hezbollah e scagliando pietre contro l’ingresso principale dell’ambasciata.
Sono emerse manifestazioni di vasta portata anche a Istanbul, dove una folla portante bandiere e striscioni a favore della Palestina si è radunata di fronte al consolato israeliano. Successivamente, sono entrati nelle strutture dopo aver superato una barricata della polizia. Inoltre, si sono tenute proteste presso le delegazioni diplomatiche statunitensi in Iraq, israeliane in Giordania, francesi in Iran e britanniche nello stesso Paese.
Migliaia di palestinesi hanno invaso le strade di diverse città della Cisgiordania, tra cui Nablus, Ramallah, Tubas, Qalqilya, Hebron e Tulkarem. In Giordania, ad Amman, i manifestanti si sono radunati di fronte alla moschea di Re Abdullah per dimostrare la loro solidarietà con il popolo palestinese. Le proteste anti-USA e anti-israeliane hanno coinvolto anche Teheran.
In Libia, centinaia di persone hanno protestato a Tripoli e in altre città. A Tripoli, i manifestanti di tutte le età hanno sventolato le bandiere palestinesi e alcuni indossavano le kefiah palestinesi per coprire il volto mentre attraversavano le strade del centro città prima di riunirsi in Piazza dei Martiri. Hanno gridato slogan di sostegno agli abitanti di Gaza e condannato l’attacco del “nemico sionista”. “Diamo il nostro sangue e le nostre anime per Gaza” è stato il coro a Tripoli e anche a Misurata, in Tripolitania. Proteste sono state registrate anche nella città yemenita di Taz e a Rabat, la capitale del Marocco.

































