Ebbene sì, avete letto bene e la notizia arriva direttamente dall’Australia con il nome di graphair. Un gruppo di ricercatori ha infatti trovato modo di trasformare il comunissimo olio da cucina in grafene grazie a una nuova tecnica che potrebbe ridurre drasticamente il costo di produzione che promette di rivoluzionare l’elettronica e altri settori sfruttando le proprietà elettriche e meccaniche.

E’ alla Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) che i ricercatori hanno scoperto la possibilità di creare grafene senza dover ricorrere a un ambiente controllato e grazie all’uso di olio di soia a buon mercato. 

Il ricercatore Zhao Jun Han ha spiegato che questo processo per la fabbricazione del grafene è un processo veloce, semplice e sicuro nonché potenzialmente scalabile e facile da integrare.

Come funziona

Questa nuova tecnica è stata ribattezzata dal team “GraphAir” e richiede semplicemente di scaldare l’olio di soia all’interno di un foro tubolare per 30 minuti circa. Questo porta l’olio a decomporsi in blocchi di carbonio che vengono poi raffreddati velocemente su un foglio fatto di nickel, dove poi si ricompone in un un rettangolo di grafene con appena 1 nanometro di spessore (80.000 volte inferiore allo spessore di un capello umano).

Questa tecnica è particolarmente apprezzata per il basso costo e la semplicità. A questi fattori va ad aggiungersi anche quello della rapidità che potrebbe consentire di ridurre il costo di realizzazione del grafene di almeno 10 volte. 

L’idea del riciclo

A quanto poi non può non essere associato anche il fattore ambientale dato che questa tecnica può essere un’opzione per riciclare l’olio esausto.

L’ultimo aspetto da chiarire è capire se la tecnica può scalare. Il film di grafene prodotto fino ad ora ha dimensioni di 5×2 cm e quello più grande che si può realizzare ha le dimensioni di una carta di credito. Per questo per un uso commerciale è necessaria una dimensione maggiore.

 

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