
Israele potrebbe lanciare un contrattacco contro l’Iran, il quale si prevede possa avvenire “a breve”.
A meno di due giorni dagli attacchi con droni e missili che hanno colpito il territorio israeliano, sembra che il governo di Benyamin Netanyahu abbia preso una decisione. Intanto, Teheran, che ha elevato il livello di allerta delle proprie difese aeree, ha avvertito che qualsiasi offensiva armata da parte di Israele riceverà una reazione decisamente severa.
Secondo quanto riferito da quattro funzionari americani a NBC News, la risposta di Israele all’aggressione iraniana dovrebbe essere contenuta, focalizzandosi probabilmente su obiettivi militari iraniani e di alleati in zone esterne all’Iran. Dal momento che l’attacco dell’Iran non ha causato vittime né danni estesi, le autorità americane suggeriscono che Israele potrebbe optare per una delle sue risposte più moderate, che potrebbe includere operazioni militari in territorio siriano.
I funzionari non prevedono che la reazione israeliana miri a colpire alte cariche iraniane, ma piuttosto che si concentri su trasporti e depositi di componenti missilistici avanzati, armamenti o materiali inviati dall’Iran a Hezbollah. L’informazione proviene dall’emittente che ha citato analisi basate su dialoghi tra funzionari americani e israeliani svoltisi prima che l’Iran effettuasse il lancio di oltre 300 droni e missili su Israele: in quel periodo, mentre Israele si preparava all’attacco iraniano, i rappresentanti israeliani discutevano le possibili tattiche di reazione con i colleghi americani.
Israele verso la risposta all’Iran, ‘attacco imminente’
In aggiunta, la direzione presa dall’Israele per la sua risposta è osteggiata dagli Stati Uniti e dagli alleati, i quali hanno contribuito a intercettare il 99% dei proiettili iraniani. Joe Biden, che inizialmente aveva moderato la risposta israeliana, ha ribadito la necessità di “evitare un’escalation nel Medio Oriente” durante un incontro con il primo ministro iracheno alla Casa Bianca. John Kirby, portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, ha poi chiarito, in seguito a speculazioni su un possibile coordinamento tra Gerusalemme e Washington, che “sarà il governo israeliano a decidere autonomamente se e come rispondere” all’aggressione iraniana.
Kirby ha enfatizzato che “gli Stati Uniti non sono coinvolti”, descrivendo l’attacco iraniano come “uno spettacolare fallimento” e negando che l’Iran avesse comunicato agli USA i dettagli temporali o gli obiettivi specifici del raid. “Non c’è alternativa se non rispondere all’attacco di Teheran”, ha affermato il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant in una conversazione con il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin. Anche il comandante delle Forze di Difesa israeliane, Herzi Halevi, ha confermato che “ci sarà una risposta”. “Il massiccio lancio di droni e missili contro il nostro territorio non rimarrà senza conseguenze”, ha avvertito.
La risposta
Una risposta militare da parte di Israele sembra ormai inevitabile, e l’attenzione si sposta ora sulle possibili reazioni di Teheran. Il “gabinetto di guerra” israeliano, che ha già tenuto due sessioni dedicate all’Iran e ne prevede una ulteriore per martedì, sta valutando “varie opzioni”. Ognuna di queste è descritta come “dolorosa” per gli iraniani, ma calibrata per evitare il rischio di innescare un conflitto a scala regionale. Un gruppo ristretto di ministri, tra cui Netanyahu, Gallant e Benny Gantz, è incaricato di selezionare una strategia che non incontrerà ostacoli da parte degli Stati Uniti e che sia sostenibile. Nonostante la pressione, Israele deve considerare le preoccupazioni degli USA e degli altri alleati occidentali, che temono che un’escalation possa avere ripercussioni disastrose per l’intera area.
I possibili scenari includono un attacco diretto al territorio iraniano, operazioni contro alleati regionali degli ayatollah, o azioni selettive contro le élite delle Guardie Rivoluzionarie. La strategia più rischiosa potrebbe mirare ai siti del programma nucleare iraniano, che secondo il primo ministro britannico Rishi Sunak, è più avanzato che mai.
Dall’altra parte, l’Iran ha chiarito la sua posizione tramite il ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian, che in una conversazione telefonica con il suo omologo russo Serghei Lavrov ha dichiarato che l’attacco limitato di sabato era inteso come un avvertimento, un deterrente e una punizione verso Israele. Ha inoltre avvertito che qualsiasi nuova offensiva israeliana contro l’Iran incontrerà una reazione decisamente più intensa.

































