Mai sentito parlare di recesso attivo?
È quanto inconsapevolmente ha fatto un dipendente di una impresa di pulizie a Malpensa.
Andiamo con ordine.
Mentre sta facendo il suo lavoro in aeroporto vede un portafoglio lasciato incustodito su un sedile nell’area attesa degli imbarchi.
Dentro ci sono un mucchio di soldi, 7mila euro, e in quel momento in lui, arrivato in Italia anni fa a cercare fortuna, scatta l’istinto peggiore che causano tutte quelle banconote a disposizione. Le arraffa ma poi subito dopo vede arrivare il proprietario del portafoglio, un cittadino russo, tornato indietro quando si era accorto di averlo dimenticato lì dopo aver preso i bagagli. A quel punto l’istinto peggiore del ladro occasionale si è tramutato in vergogna profonda per il gesto che aveva appena fatto. Preso dal panico prima ha buttato i soldi in un cestino e poi è andato da lui chiedendogli cosa stesse cercando. Così ha deciso di accompagnarlo dai poliziotti, ha confessato in lacrime e ha fatto in modo di fargli recuperare i soldi. Ma ormai aveva rubato direte voi. Ecco in questo caso nel codice penale c’è l’istituto del recesso attivo e si verifica proprio quando una persona che ha commesso un reato pone in essere quei comportamenti e azioni che fermano la sua azione criminosa. I benefici di legge? Il reo risponde per la pena prevista per il delitto consumato diminuita da due terzi alla metà rispetto alla pena per il reato consumato che in questo caso è il furto.
Ed è esattamente quello che ha sentenziato il giudice in sede di patteggiamento e poi ha anche sospeso la pena di sei mesi che aveva comminato.
Certo rimane una macchia sulla sua “fedina penale” e ha pur sempre una pena sospesa che incombe su di lui ma come uomo si è riabilitato credo, no?

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