ROMA / NEW YORK – In viaggio per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Giorgia Meloni risponde alle pressioni internazionali sul riconoscimento ufficiale della Palestina. Pur non escludendo il riconoscimento, la presidente del Consiglio richiama la necessità di stabilire cosa significhi concretamente riconoscerlo come Stato.

Secondo Meloni, «in questo momento è più logico concentrarsi sulla costruzione diplomatica, e sulla ricostruzione delle condizioni necessarie per l’esistenza di uno Stato». Solo dopo che questo processo avrà prodotto risultati tangibili — territorio definito, istituzioni funzionanti, dati concreti — si potrà passare al riconoscimento. 

Mentre Parigi e Londra, insieme ad altri paesi dell’UE, spingono verso un riconoscimento simbolico o formale della Palestina, Meloni sottolinea che la formula “due popoli, due Stati”, pur essendo da decenni il mantra della diplomazia internazionale, oggi presenta problemi reali di applicabilità. «Di quale Stato palestinese stiamo parlando — si domanda —, al momento c’è rimasto ben poco…». 

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani supporta la posizione della premier, sostenendo che l’Italia è favorevole al riconoscimento dello Stato palestinese, ma solo quando “sarà costruito” concretamente. L’Italia sta partecipando a incontri diplomatici dedicati alla ricostruzione della Palestina, ma Tajani ha chiarito che non si può sostenere un riconoscimento formale senza che ci siano dati reali, soprattutto perché “non c’è oggi uno Stato palestines

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