Foto: Ansa

Assunta Pupetta Maresca è stata senza ombra di dubbio la donna più potente della mafia italiana.

E’ deceduta proprio ieri, giorno 29 dicembre, presso la sua abitazione a Castellammare di Stabia.

Era la vedova del boss Pasquale Simonetti, ed uccise il mandante dell’omicidio del marito. Figlia del contrabbandiere Alberto Maresca, ha segnato la storia del nostro Paese.

Assunta Pupetta Maresca biografia

Assunta Maresca (Castellammare di Stabia, 19 gennaio 1935 – Castellammare di Stabia, 29 dicembre 2021) è stata una mafiosa italiana.

Suo padre Alberto, era un uomo così pericoloso, tanto da essere espulso dal suo paese di residenza. Suo nonno Vincenzo invece, fu condannato a sette anni per aver ucciso il fratello Gerardo.

Il primo incontro vero e proprio con la giustizia avvenne ai tempi della scuola, quando Assunta fece un’aggressione nei confronti di una compagna di classe. Proprio per tale motivo, ricevette un’incriminazione per lesioni a terzi. Tuttavia, la vittima decise di ritirare la denuncia: di conseguenza, non ci fu alcuna condanna per lei.

Pupetta era una donna molto bella. Pensate che ha persino vinto un concorso da miss a livello locale. E un uomo di nome Pasquale Simonetti (noto comunemente con il soprannome di Pascalone ‘e Nola per la sua mole) si innamorò perdutamente di lei.

Così, le loro famiglie approvarono il fidanzamento tra i due. Nel 1955 (precisamente il 27 aprile), Assunta sposò Pasquale ed era già in stato di gravidanza. Antonio Esposito fu il loro testimone di nozze, soprannominato Totonno e Pomigliano. Fu proprio egli il mandante della morte di suo marito.

Infatti, qualche mese dopo il matrimonio, (giorno 15 luglio 1955) Orlando Carlo Gaetano uccise Pasquale Simonetti. Successivamente, Assunta (che si trovava al sesto mese di gravidanza) uccise il presunto mandante dell’omicidio, nonché Antonio Esposito.

In base a quanto riportato dagli inquirenti, gli spari partirono da almeno quattro pistole. Ciò ci fa ben intuire che l’omicidio avvenne nella guerra di potere della camorra pre-cutoliana per la gestione dei prezzi del mercato ortofrutticolo.

Alcuni giorni dopo l’omicidio, (14 ottobre del 1955), Pupetta finì in carcere a Poggioreale, con l’accusa di mandato di omicidio. Ed è proprio in cella che la Maresca diede alla luce il suo primogenito, che decise di chiamare Pasqualino.

La donna ricevette una condanna di 13 anni e 4 mesi, con l’accusa di omicidio (più attenuante di provocazione) e riuscì ad ottenere la libertà dopo oltre dieci anni di carcere.

Assunta Pupetta Maresca cinema

Una volta chiuso questo suo capitolo oscuro, la Maresca decise di destreggiarsi nel mondo del cinema.

Infatti, nel corso degli anni ’60, ottenne un lavoro da attrice cinematografica, interpretando il personaggio della protagonista in Delitto a Posillipo, il film diretto da Renato Parravicini. Quest’ultimo si ispira in un certo senso alla sua vita e nello specifico alla storia giudiziaria che aveva reso Assunta popolare e successivamente detenuta.

Nella pellicola cinematografica, la Maresca ha il doppiaggio a cura Rita Savagnone. Anche se nel corso del film, la donna canta con la propria voce la canzone ‘O bbene mio, che ha scritto in prima persona.

Una volta terminata la sua avventura sul grande schermo, Pupetta iniziò a dedicarsi a due negozi di vestiario nel capoluogo campano. All’inizio degli anni ’70 invece, intraprese una storia con il camorrista Umberto Ammaturo. I due ebbero due figli gemelli.

Assunta Maresca figli

Assunta Maresca ha dunque avuto tre figli: Pasquale, Roberto e Antonella.

Il primogenito però, fu ucciso nel ’74 durante un agguato. A quanto pare però, non avvenne mai il ritrovamento del suo corpo. E secondo una serie di indiscrezione, è probabile che ci sia stato un rapimento del cadavere, in un secondo momento gettato in mare.

Ammaturo fu il primo sospettato dell’omicidio (poiché Pasqualino non aveva mai accettato la relazione con sua madre). Ma secondo Pupetta questa era follia e non poteva essere stato di certo lui. Ma comunque il camorrista finì in carcere, soltanto che nel giro di poco tempo lo assolsero, in quanto non erano presenti prove concrete contro di lui.

Tra Ammaturo e Assunta le cose cambiarono, fino a lasciarsi definitivamente. Dopo aver scoperto della sua nuova compagna peruviana, la Maresca affermò:

“Per me Umberto non esiste più; resta solo il padre dei miei figli, che gli vogliono bene e lo rispettano come è loro dovere”.

Assunta Maresca Cutolo

I guai per Assunta non erano di certo finiti.

Agli inizi degli anni ’80, Pupetta ricevette le accuse come mandante dell’uccisione di Ciro Galli (nonché uomo di Raffaele Cutolo), il quale risultò assassinato nel 1981 per vendetta trasversale.

Di conseguenza, il pm chiese per lei l’ergastolo, ma dopo quattro anni la rilasciarono per la mancanza di prove concrete. Nel 1982, in piena guerra tra NCO e NF, la Maresca indisse una conferenza stampa, dove minacciò apertamente Raffaele Cutolo e la Nuova Camorra Organizzata, dicendo così:

 “Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione”.

Non molto dopo, la arrestarono nuovamente con la gravante di aver ordinato l’omicidio di Aldo Semerari, ovvero un criminologo e psichiatra che aveva definito Cutolo un pazzo. Non molto dopo, la liberano.

Nel 1986, secondo la sezione misure di prevenzione del tribunale di Napoli, Assunta era appartenente alla camorra come affiliata alla Nuova Famiglia. Proprio per questo motivo, chiese la confisca dei beni.

Durante i primi anni ‘2000, la sua casa di Napoli divenne un ufficio del Comune, adibito ai servizi sociali. A Castellammare di Stabia la Maresca trascorse gli ultimi anni della sua vita, morendo a 86 anni, il 29 dicembre del 2021.

Assunta Pupetta Maresca film

Alla vita della Maresca hanno dedicato vari film, come ad esempio:

La sfida (nel 1958), a cura di Francesco Rosi

Il caso Pupetta Maresca (nel 1982) diretto da Marisa Malfatti e Riccardo Tortora. La pellicola realizzata per la RAI venne trasmessa in maniera integrale soltanto nel 1994, anno in cui  il Tribunale civile di Roma stabilì che la trasmissione non dovesse subire alcun tipo di taglio o censura, in quanto non lesivi della reputazione della protagonista[7]

Pupetta – Il coraggio e la passione (nel 2013) film diretto da Luciano Odorisio, dove Manuela Arcuri interpretò Assunta Maresca.

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