Secondo il Presidente dell’Inps Tito Boeri, le fasce di reperibilità per i lavoratori dipendenti in malattia dovrebbero avere una durata uniforme. 

Il numero uno dell’Ente si è espresso in merito nel corso di un convegno alla Camera dei Deputati. Boeri ha affermato che l’attuale stato delle cose non ha senso. La normativa vigente prevede infatti una differenza tra dipendenti pubblici e dipendenti privati. I primi, in caso di malattia, devono garantire una reperibilità a domicilio pari a sette ore giornaliere. Per i dipendenti privati, invece, le ore sono solo quattro.

Fasce orarie da armonizzare per migliorare i controlli

Secondo Tito Boeri le suddette fasce orarie andrebbero armonizzate e rese uguali per tutti i lavoratori dipendenti. In tal modo, a suo dire, si migliorerebbe l’esecuzione dei controlli medici. Questi, in caso di approvazione del decreto Madia, risulterebbero totalmente a carico dell’Ente, che attualmente si occupa solo delle visite ai dipendenti privati. Gli statali sono invece gestiti dalle Asl.

Quando gli sono state poste domande sull’opportunità di portare a sette le ore di reperibilità per tutti i dipendenti, il Presidente Inps ha risposto in maniera affermativa.

La non autosufficienza sfida dei prossimi decenni

Tito Boeri ha anche posto l’accento sulla non autosufficienza. Secondo il Presidente Inps sarà questa la sfida dei prossimi decenni. Come affrontarla? Richiedendo un contributo più oneroso sia ai lavoratori sia ai pensionati. In questo modo si seguirebbe l’esempio di altri Paesi europei come la Germania.

Attualmente esiste già una contribuzione destinata alle politiche che sostengono la non autosufficienza, ma in misura minima e solo nel pubblico. Boeri ha ricordato l’importanza d’introdurla, in maniera trasparente, anche nel privato tramite contrattazione collettiva.

Le stime Inps parlano infatti di una crescita notevole delle spese per la non autosufficienza. L’impegno in questione sembra destinato a passare dall’attuale -2% del Pil a una percentuale superiore al 3.

 

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