
I tatuaggi sono un modo per esprimere idee e segnare , sul proprio corpo, in maniera indelebile (o quasi) un ricordo. La moda dei tatù ha preso piede in tutto il mondo ed anche in Italia il fenomeno dei “cosi colorati”, per usare una citazione famosa riferita al famoso rapper Fedez , è sempre più dilagante.
Perchè la gente ama davvero farsi tatuare qualcosa sulla pelle?
Molti over 35 sostengono che si tratti di pura moda e basta altri invece sono convinti che del proprio corpo si possa e debba fare ciò che si vuole e se la gente ama disegnare sulla cute simboli, frasi e quant’altro ,è giusto quindi che lo faccia.
Ma siamo sicuri che faccia davvero bene questa prassi?
Pare proprio di no soprattutto per quei soggetti che già soffrono di malattie autoimmuni.
Tatuaggi contengono sostanze cancerogene
I tatuaggi non sono così innoqui ; pare infatti che , oltre a contenere sostanze cancerogene, gli inchiostri impiegati nei tatuaggi contengono notoriamente anche numerosi metalli pesanti come piombo, cromo, cadmio, nichel e titanio, che possono causare allergie o provocare patologie più o meno gravi nei soggetti predisposti.
L’allarme lanciato dalla FDA è ancora più inquietante se si considera il fatto che, solo negli Stati Uniti, ben 45 milioni di persone hanno almeno un tatuaggio sul loro corpo.
In italia saranno meno ma non toglie l’effetto degli inchiostri da interferenti endocrini. (parole della ricercatrice Yordanka Ivanova)
I pigmenti possono spostarsi dalla pelle?
Quando viene eseguito un tatuaggio, l’inchiostro è introdotto nel derma, lo strato cutaneo posto sotto l’epidermide. Una parte del pigmento rimane intrappolata nelle cellule della pelle e consente al disegno di durare nel tempo.
Le particelle più piccole, tuttavia, possono essere assorbite dalle cellule immunitarie e raggiungere i linfonodi attraverso il sistema linfatico. Alcune ricerche hanno effettivamente individuato pigmenti e particelle contenenti elementi metallici nei linfonodi delle persone tatuate.
Questo fenomeno spiega perché i linfonodi vicini a un tatuaggio possano assumere una colorazione scura. La presenza di pigmento non equivale automaticamente alla comparsa di una malattia, ma rappresenta uno dei motivi per cui gli effetti a lungo termine degli inchiostri continuano a essere studiati.
I tatuaggi sono cancerogeni?
Attualmente non è corretto affermare che un tatuaggio provochi necessariamente il cancro. Alcune sostanze riscontrate negli inchiostri, soprattutto nei prodotti non conformi o di provenienza incerta, possono possedere proprietà cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. Questo non dimostra, però, che ogni persona tatuata svilupperà una patologia tumorale.
La ricerca scientifica sta valutando i possibili effetti dell’esposizione prolungata ai pigmenti e la loro capacità di generare infiammazione cronica o stress ossidativo. Le prove disponibili non consentono ancora di stabilire un rapporto diretto e certo di causa-effetto tra tatuaggi e tumori.
È quindi preferibile evitare affermazioni allarmistiche e concentrarsi sulla prevenzione: scegliere prodotti conformi alla normativa europea, rivolgersi a tatuatori qualificati e non utilizzare inchiostri acquistati da canali non controllati.
Tatuaggi e linfoma: cosa sappiamo davvero?
Negli ultimi anni alcuni studi osservazionali hanno esaminato un’eventuale associazione tra tatuaggi e linfomi. I risultati hanno alimentato il dibattito, ma non dimostrano che i tatuaggi siano una causa diretta della malattia.
Gli studi osservazionali possono evidenziare un’associazione statistica, ma non sono sufficienti per provare un legame causale. È necessario considerare numerosi fattori, come l’età, lo stile di vita, l’estensione dei tatuaggi, il tipo di pigmento e l’eventuale esposizione ad altre sostanze.
Gli effetti a lungo termine rimangono pertanto oggetto di ricerca. La stessa FDA sottolinea che esistono ancora interrogativi sugli effetti prolungati dei pigmenti, degli ingredienti e degli eventuali contaminanti presenti negli inchiostri.
Quali sono i rischi più comuni di un tatuaggio?
Le complicazioni più documentate non sono i tumori, bensì le reazioni cutanee e le infezioni. Tra i possibili problemi troviamo:
- arrossamento, dolore e gonfiore persistenti;
- dermatite allergica;
- prurito e comparsa di noduli;
- granulomi, ossia piccole aree infiammate intorno al pigmento;
- cicatrici e cheloidi;
- infezioni batteriche;
- reazioni provocate dall’esposizione solare;
- difficoltà durante la rimozione con il laser.
Le reazioni allergiche possono comparire immediatamente oppure a distanza di mesi o anni. Alcuni pigmenti rossi, gialli e arancioni sono stati frequentemente associati a reazioni cutanee, ma qualsiasi colore può provocare problemi in una persona sensibile.
Anche un inchiostro chimicamente conforme può diventare rischioso se contaminato da microrganismi durante la produzione, la conservazione o l’utilizzo.
Tatuaggi e malattie autoimmuni
Le persone affette da una malattia autoimmune non devono necessariamente rinunciare a ogni tatuaggio. La decisione deve però essere valutata con il medico, soprattutto quando la patologia è attiva o si assumono farmaci immunosoppressori.
Un sistema immunitario indebolito può aumentare il rischio di infezioni e rallentare la guarigione. Inoltre, il trauma provocato dagli aghi può favorire, in alcune malattie dermatologiche come psoriasi o vitiligine, la comparsa di nuove lesioni nella zona trattata: è il cosiddetto fenomeno di Koebner.
È meglio rimandare il tatuaggio in presenza di:
- fase attiva della malattia;
- terapia immunosoppressiva importante;
- infezione o irritazione della pelle;
- difficoltà di cicatrizzazione;
- precedenti reazioni gravi a pigmenti o metalli.
La normativa europea sugli inchiostri
Nell’Unione europea gli inchiostri per tatuaggi e trucco permanente sono sottoposti alle restrizioni previste dal regolamento REACH. Dal gennaio 2022 sono stati introdotti limiti armonizzati per migliaia di sostanze considerate pericolose, comprese determinate sostanze cancerogene, mutagene, sensibilizzanti e tossiche per la riproduzione.
Le restrizioni non vietano i tatuaggi, ma impongono limiti alle concentrazioni di alcune sostanze e obblighi più precisi per etichettatura e tracciabilità. L’obiettivo è ridurre allergie, reazioni cutanee e possibili effetti sanitari a lungo termine.
Come scegliere un tatuatore e ridurre i rischi
Prima di sottoporsi a un tatuaggio è opportuno verificare che il professionista utilizzi materiali sterili, aghi monouso e inchiostri conformi alla legislazione europea.
È consigliabile:
- rivolgersi esclusivamente a uno studio autorizzato;
- chiedere marca, lotto e composizione degli inchiostri;
- controllare che le confezioni siano integre ed etichettate;
- informare il tatuatore di allergie e malattie;
- non tatuare una zona irritata, ferita o infetta;
- seguire attentamente le indicazioni per la guarigione;
- proteggere il tatuaggio dal sole;
- rivolgersi al medico in caso di reazioni persistenti.
Febbre, dolore crescente, pus, cattivo odore, gonfiore marcato o arrossamento che continua ad allargarsi possono indicare un’infezione e richiedono una valutazione medica.
Si possono fare test per sapere se un tatuaggio contiene metalli pesanti?
Non esiste un comune esame del sangue capace di stabilire con precisione quali sostanze siano presenti in un determinato tatuaggio. Le analisi dei metalli nel sangue o nelle urine vengono prescritte soltanto quando il medico sospetta un’esposizione significativa e devono essere interpretate nel contesto clinico.
Anche i test allergologici preventivi hanno dei limiti: una piccola prova cutanea negativa non garantisce che non si svilupperà una reazione dopo l’introduzione del pigmento nel derma.
Chi possiede già un tatuaggio ben guarito e non presenta sintomi non deve sottoporsi automaticamente ad analisi o rimuoverlo. In caso di prurito persistente, noduli, gonfiore o alterazioni della pelle è invece opportuno consultare un dermatologo.

































