L’olio di palma è un grasso vegetale  a basso costo usato da parte dell’industria alimentare per via della sua consistenza solida o semisolida, utile nella lavorazione dei prodotti che lo contengono.

Si trova nei cibi confezionati e spesso è nascosto dietro la dicitura in etichetta di “oli vegetali”.

Purtroppo la sua presenza all’interno  degli ingredienti riportati sulle confezioni  non è obbligatoria.

L’olio di palma è presente in tantissimi alimenti acquistati nei supermercati.

In particolare nei prodotti da forno come biscotti, pane confezionato, crackers, grissini , ma anche in  creme spalmabili, patatine fritte e condimenti come le margarine.

Ha un contenuto di grassi saturi tanto elevato da avere spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad affermare come esso possa costituire un fattore di incremento del rischio per le  malattie cardiovascolari.

Nel caso specifico di quest’olio sotto accusa è un acido grasso saturo denominato acido palmitico e caratterizzato dalla presenza di 16 atomi di carbonio.

Questo tipo di grasso è in grado di agire aumentando i livelli del colesterolo ed innalzando i rischi di coronopatia, secondo quanto rilevato da studi scientifici.

Inoltre l’ elevato contenuto di grassi saturi può raggiungere il 50% nell’olio di palma derivato dai frutti e ben l’80% nell’olio di palma derivato dai semi.

Evitarlo non rappresenta unicamente una questione di salvaguardia della salute, ma anche di rispetto dell’ambiente.

La produzione di olio di palma è infatti causa di deforestazione e di distruzione degli habitat naturali di luoghi come Indonesia, Malesia, Uganda e Costa d’Avorio.

Olio di palma composizione

Ma qual è esattamente la composizione dell’olio di palma?

Come potete ben immaginare, i valori possono subire una serie di variazioni a seconda di alcuni fattori. Tra questi rientrano ad esempio i metodi di lavorazione e di coltivazione della pianta, l’ambiente nel quale è presente (e dunque gli aspetti climatici), la raccolta e tanto altro ancora.

Di conseguenza, esistono diversi oli di palma e palmisto con un particolare tipo di composizione, ricavata da un processo, denominato frazionamento. A seguire vi presentiamo i più conosciuti, riportati dalla pagina ufficiale di wikipedia:

  • PO: ovvero l’olio di palma, che si ricava dalla sola polpa del frutto (vale a dire privato del nocciolo) della Elaeis guineensis
  • PKO: sarebbe l’olio di palmisto, che si ottiene dal solo nocciolo/seme presente nel frutto della Elaeis guineensis
  • POHO: ovvero oleina di palma, che si ricava dall’olio di palma (PO) con un frazionamento che comporta un aumento di contenuto di acido oleico
  • PKHO: oleina di palmisto, che si ottiene dall’olio di palmisto (PKO) attraverso un frazionamento che ne aumenta il contenuto di acido oleico
  • PKHS: si tratta della stearina di palmisto, che si ricava dall’olio di palmisto (PKO) con un frazionamento che ne aumenta il contenuto di acidi grassi saturi
  • POS: la stearina di palma, che si ottiene dall’olio di palma (PO) ed è nota come stearina per via del suo alto punto di fusione, sebbene sia composta per lo più da acido palmitico. Essa si ricava come resto del frazionamento con il quale si producono le oleine e le superoleine di palma
  • PSO: ovvero la superoleina di palma, detta anche olio di palma bifrazionato. Si ottiene dall’olio di palma (PO), effettuando uno o più frazionamenti, con l’obiettivo di ricavarne il numero di iodio superiore a 60. (Fonte: Wikipedia)

Olio di palma fa male?

Nel corso degli ultimi decenni, vari studiosi hanno condotto degli studi sull’olio di palma.

Da alcuni di essi emerge il fatto che tale componente possa risultare un nemico per la salute umana. Così, diverse aziende di prodotti alimentari hanno pensato di realizzare cibi privi di olio di palma. Spesso ci si chiede se possa trattarsi di una semplice trovata commerciale o un elemento essenziale per convincere il cliente a mangiare sano.

In base a quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2015, “non ci sono evidenze dirette nella letteratura scientifica che l’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/polinsaturi, quali, ad esempio, il burro. Il suo consumo non è correlato all’aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nei soggetti normo-colesterolemici, normopeso, giovani e che assumano contemporaneamente le quantità adeguate di polinsaturi”. (Fonte: Istituto Superiore di Sanità).

E allora a questo punto ci si chiede: l’olio di palma fa male o no?

La verità sembrerebbe stare nel mezzo. Ovvero, sarebbe errato affermare che l’olio di palma sia nocivo ma nemmeno lo si può definire salutare. Infatti, secondo delle ricerche ancor più recenti, quest’olio potrebbe possedere delle sostanze tossiche se sottoposto ad un processo di raffinazione con temperatura superiore a 200 gradi centigradi. Pertanto, esso può risultare un fattore di incremento di rischio cardiovascolare e tumorale SOLO in determinate condizioni.

Olio di palma controindicazioni

Come succede per una serie di alimenti, anche per l’olio di palma risulta difficile dare delle etichette, definendolo come salutare o non.

Poco fa vi abbiamo spiegato che quest’olio potrebbe risultare nemico della salute, soltanto se dovessero verificarsi particolari condizioni. Per togliervi ogni dubbio, vi riportiamo un estratto del CREA (Consiglio di Ricerca Alimenti e Nutrizione), intitolato “Linee guida per una sana alimentazione”.

Eccone una parte:

“L’olio di palma, grazie alla sua stabilità alle alte temperature si presta molto bene per l’utilizzo industriale, è insapore nella sua forma raffinata e conferisce ai prodotti migliore consistenza, stabilità e struttura. I grassi saturi di origine vegetale che provengono da colture tropicali (olio di palma e cocco) hanno il merito di aver permesso di abbandonare il vecchio processo di saturazione “chimica” dei grassi vegetali insaturi, che dava luogo alla formazione di acidi grassi trans. Anche per l’olio di palma vale la raccomandazione generale (ovvero la moderazione nel consumo) fornita per tutti i grassi ed in particolare quelli saturi”.

“Ciò che il consumatore deve fare è controllare le etichette nutrizionali e verificare la quantità di grassi saturi nei prodotti che acquista. E’ il consumo di acidi grassi saturi (e non l’olio di palma nello specifico) che deve essere limitato. Quando scegliamo un prodotto che non ha olio di palma non significa che possiamo consumare quel prodotto senza alcuna limitazione”. (Fonte CREA).

 

 

 

 

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