Si chiama Mosammat Jasmine ed è la prima donna risciò.

Lavora sodo da cinque anni e non ha tempo neanche di rispondere alle critiche ed ai pregiudizi che pesano nella tradizione del suo Paese, il Bangladesh.

Con il suo casco rosso in testa, in sella al suo risciò, fa da ‘taxi rosa’ ai clienti che devono attraversare la città di Chittagong.

Tabù e pregiudizi non mantengono una famiglia: questa prima donna risciò, forte e piena di vita, lavora per i suoi figli, per sfamarli e fare in modo che possano ricevere una corretta formazione scolastica.

Ha tre figli e, vedendoli crescere, può rispondere ai pregiudizi del suo Paese in un solo modo: “Allah mi ha dato mani e gambe per lavorare. Non chiedo nulla a nessuno, sfrutto questi doni della vita”.

 

Vita da prima donna risciò in Bangladesh

Il Bangladesh conta 160 milioni di abitanti ed è il Paese asiatico più conservatore dove, tra tanti tabù, risulta inconcepibile vedere una donna in sella ad uno dei mezzi di trasporto più usati.

Al Bus Terminal di Chittagong è una celebrità, la conoscono tutti: chi l’apprezza per la sua forza ed il suo impegno, chi la critica.

La prima donna risciò, nel 2012, per puro istinto di sopravvivenza è stata costretta a sfidare le tradizioni e le autorità religiose andando contro una regola non scritta.

Oggi ha 45 anni e va avanti per la sua strada in sella al suo risciò.

Abbandonata dal marito, ha lavorato come cameriera, poi come operaia in fabbrica ma la paga era insufficiente, le ore di lavoro disumane pensando soprattutto che a casa l’aspettavano tre figli.

L’idea di trasformare il risciò in vero e proprio mezzo di sostentamento le venne quando un suo vicino di casa, un bel giorno, le propose di prendere in affitto per alcune ore il suo risciò.

Jasmine montò su e, da allora, non è più scesa.

 

L’icona femminista derisa dagli uomini

Oltre a dover lavorare duramente tutti i giorni per la sopravvivenza e per crescere i suoi tre figli, Jasmine ha il pesante onere di farsi accettare in un mondo completamente dominato dagli uomini.

Tutte le volte che la deridevano, che la chiamavano zia pazza, che i clienti si rifiutavano di pagare lo stesso prezzo che pagavano ad un ‘maschio’, che qualcuno le ricordava che l’Islam proibisce alle donne di stare in sella ad una bicicletta e che lei non ha fede, la prima donna risciò ingoiava il rospo e andava avanti con un solo pensiero in testa: i suo figli.

L’attivista locale Suzana Salim di lei ha detto: “il suo coraggio commuove”.

Jasmine, a differenza di tante donne, non è finita nel giro della prostituzione e della droga.

Alla fine, Mosammet Jasmine ce l’ha fatta a guadagnarsi il rispetto dei clienti e dei colleghi.

Ha dato un nome al suo risciò, Walli, come se fosse un suo amico. Un amico che frequenta tutti i giorni, 8 ore al giorno e che le permette di guadagnare 7 euro quotidiani con cui riesce a sbarcare il lunario.

Penserà ai suoi figli finché vivrà e resterà in sella al suo Walli. Questo farà Jasmine.

Articolo precedenteDonna scompare in crociera: arrestato il marito
Articolo successivoUnar , il servizio delle Iene

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.