
Andrea Pallaoro è un regista e sceneggiatore italiano conosciuto a livello internazionale per film come “Medeas”, “Hannah” e “Monica”. Nato a Trento e formatosi negli Stati Uniti, ha sviluppato uno stile cinematografico intimo e rigoroso, concentrato soprattutto sulle relazioni familiari, sulla solitudine e sulle emozioni che i personaggi non riescono a esprimere apertamente.
Nel 2026 torna alla Mostra del Cinema di Venezia con “The Echo Chamber”, film selezionato nel Concorso ufficiale e interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.
La partecipazione a Venezia 83 segna un nuovo passaggio importante nella sua carriera e rafforza il rapporto del regista con il festival, dove erano già stati presentati “Medeas”, “Hannah” e “Monica”.
Chi è Andrea Pallaoro?
Andrea Pallaoro è nato il 6 febbraio 1982 a Trento. Nel 2026 ha quindi 44 anni.
È un regista e sceneggiatore italiano, ma una parte fondamentale della sua formazione e della sua attività professionale si è svolta negli Stati Uniti. Ha studiato all’Hampshire College, dove ha ottenuto un Bachelor of Arts, per poi conseguire un Master of Fine Arts in regia cinematografica al California Institute of the Arts.
Pallaoro vive tra Los Angeles e New York, mantenendo però un rapporto molto forte con il cinema europeo e con la Mostra del Cinema di Venezia.
La formazione negli Stati Uniti
Dopo essere cresciuto a Trento, Andrea Pallaoro si è trasferito negli Stati Uniti per studiare cinema.
La formazione al California Institute of the Arts, conosciuto anche come CalArts, gli ha permesso di approfondire un tipo di cinema interessato alla ricerca visiva, alla sperimentazione e al rapporto fra immagini, spazio e personaggi.
Il percorso americano non ha cancellato le sue origini europee. Nei film di Pallaoro convivono infatti il rigore del cinema d’autore europeo e l’esperienza produttiva maturata negli Stati Uniti.
Questa identità internazionale gli ha consentito di lavorare con interpreti come Charlotte Rampling, Patricia Clarkson, Trace Lysette, Emily Browning, Alicia Vikander, Susan Sarandon e Luca Marinelli.
Il cortometraggio “Wunderkammer”
Uno dei primi lavori con cui Andrea Pallaoro si è fatto conoscere è “Wunderkammer”, cortometraggio realizzato nel 2008.
Il titolo richiama le antiche “camere delle meraviglie”, collezioni nelle quali venivano conservati oggetti rari, insoliti o misteriosi.
Il corto è stato selezionato in oltre cinquanta festival internazionali, compreso il Sundance Film Festival, e ha ottenuto diversi riconoscimenti.
“Wunderkammer” mostrava già alcune caratteristiche che sarebbero ritornate nel cinema del regista: attenzione ai luoghi chiusi, tensione psicologica, personaggi isolati e una narrazione costruita più attraverso immagini e silenzi che mediante spiegazioni esplicite.
“Medeas”: il primo lungometraggio
Andrea Pallaoro ha debuttato nel lungometraggio nel 2013 con “Medeas”, interpretato da Catalina Sandino Moreno e Brian F. O’Byrne.
Il film racconta una famiglia che vive in una zona rurale e deve affrontare difficoltà economiche, isolamento e tensioni sempre più profonde. Il titolo richiama il mito di Medea, ma la storia viene trasferita in un ambiente contemporaneo e apparentemente distante dalla tragedia classica.
La famiglia è guidata da Ennis, uomo autoritario e geloso. Sua moglie Christina vive una condizione di crescente oppressione, mentre i figli assistono ai conflitti senza possedere gli strumenti necessari per comprenderli pienamente.
Pallaoro evita di spiegare ogni passaggio attraverso i dialoghi. Sono gli spazi, i corpi, gli sguardi e i rumori dell’ambiente a rivelare progressivamente ciò che sta accadendo.
“Medeas” alla Mostra di Venezia
“Medeas” è stato presentato in anteprima alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Il film ha successivamente partecipato a numerosi festival, ottenendo riconoscimenti internazionali. Pallaoro ha vinto il premio per la migliore regia al Festival internazionale del cinema di Marrakech.
L’opera ha ricevuto anche il New Voices/New Visions Award al Palm Springs International Film Festival e il Premio Sergej Parajanov per la visione poetica al Tbilisi International Film Festival.
La fotografia di Chayse Irvin è stata premiata al festival Camerimage, dedicato all’arte della cinematografia.
“Hannah” con Charlotte Rampling
Nel 2017 Andrea Pallaoro ha diretto “Hannah”, il suo secondo lungometraggio. La protagonista è interpretata da Charlotte Rampling.
Il film racconta una donna anziana la cui vita cambia quando il marito viene incarcerato. Hannah continua a compiere i gesti della quotidianità, ma il suo mondo familiare e sociale sembra lentamente sgretolarsi.
Pallaoro non chiarisce immediatamente le ragioni della condanna né offre allo spettatore tutte le informazioni sulla vicenda. Il centro del film è la reazione della protagonista: il suo isolamento, la vergogna, il rapporto con il figlio e il tentativo di mantenere una normalità ormai impossibile.
“Hannah” è costruito attraverso lunghi silenzi, movimenti minimi e una recitazione controllata. La macchina da presa osserva la protagonista senza giudicarla e senza suggerire una risposta definitiva.
La Coppa Volpi a Charlotte Rampling
“Hannah” è stato presentato nel Concorso ufficiale della 74ª Mostra del Cinema di Venezia.
Per la sua interpretazione Charlotte Rampling ha vinto la Coppa Volpi come migliore attrice. Il film ha successivamente ottenuto altri riconoscimenti, compresa una candidatura ai César come migliore opera straniera.
Il premio a Rampling ha contribuito a consolidare la reputazione internazionale di Andrea Pallaoro, confermandone la capacità di lavorare con attrici di grande esperienza.
La biografia pubblicata dalla Viennale ricorda sia i premi ottenuti da “Medeas” sia la Coppa Volpi assegnata a Charlotte Rampling per “Hannah”.
Una trilogia dedicata alle figure femminili
“Hannah” è stato presentato come il primo capitolo di una trilogia dedicata a protagoniste femminili.
Al centro di questi film troviamo donne che vivono una frattura personale o familiare e devono affrontare un’identità messa in discussione.
Il secondo capitolo è “Monica”, uscito nel 2022. Pur raccontando storie differenti, “Hannah” e “Monica” condividono una forte attenzione al corpo, alla memoria e ai rapporti familiari interrotti.
Le protagoniste non vengono descritte attraverso lunghe spiegazioni. È il modo in cui occupano gli spazi, si muovono e reagiscono agli altri a rivelarne progressivamente la storia.
“Monica”: trama e cast
“Monica” racconta una donna transgender che torna nella casa d’origine dopo molti anni per assistere la madre gravemente malata.
La protagonista, interpretata da Trace Lysette, deve confrontarsi con il passato e con un rapporto familiare rimasto sospeso. La madre, interpretata da Patricia Clarkson, inizialmente non sembra riconoscerla.
Nel cast figurano anche Emily Browning, Joshua Close e Adriana Barraza.
Il film non affronta soltanto l’identità di genere. Il vero centro della storia è il bisogno di essere riconosciuti e accettati dalle persone più vicine.
Monica desidera ricostruire il rapporto con la madre, ma deve anche proteggersi dal dolore provocato dall’abbandono e dal tempo trascorso lontano dalla famiglia.
“Monica” a Venezia 2022
“Monica” è stato presentato in concorso alla 79ª Mostra del Cinema di Venezia nel 2022.
Il film è stato successivamente mostrato in altri festival, tra cui l’AFI Fest. L’American Film Institute lo ha descritto come un delicato dramma familiare incentrato sul ritorno di Monica dalla madre malata e sulle tensioni mai affrontate tra le due donne.
La regia evita di trasformare la vicenda in una storia costruita su grandi rivelazioni. Il rapporto fra madre e figlia si sviluppa attraverso piccoli gesti, sguardi, silenzi e momenti di vicinanza.
“The Echo Chamber” a Venezia 2026
Nel 2026 Andrea Pallaoro torna alla Mostra del Cinema di Venezia con “The Echo Chamber”, selezionato nel Concorso ufficiale di Venezia 83.
Il film è una coproduzione tra Italia e Belgio, realizzata da Indigo Film con Rai Cinema e Versus Production. Ha una durata di 123 minuti ed è girato in inglese e italiano.
I protagonisti sono:
- Luca Marinelli;
- Alicia Vikander;
- Susan Sarandon.
La sceneggiatura è attribuita a Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. La fotografia è di Diego García, il montaggio di Paola Freddi e le musiche di Clément Ducol.
La scheda ufficiale della Biennale conferma la presenza del film nel Concorso di Venezia 83.
La trama di “The Echo Chamber”
“The Echo Chamber” è una storia d’amore nella quale diventano sempre più incerti i confini fra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo.
I protagonisti Leo e Anne si cercano e si allontanano continuamente. Sono legati da un sentimento dal quale non riescono a liberarsi, ma che non consente loro di trovare un’autentica serenità.
Nelle stanze attraversate dai personaggi risuona la voce di Ava, che porta alla luce ricordi, ferite e desideri rimasti sospesi.
Il film analizza il modo in cui una relazione può trasformarsi contemporaneamente in rifugio e prigione. L’amore si mescola alla sofferenza, mentre la vicinanza rischia di diventare possesso.
Un progetto diverso per Andrea Pallaoro
“The Echo Chamber” rappresenta una novità nella carriera di Andrea Pallaoro. Il regista ha spiegato che si tratta della prima volta in cui dirige un film partendo da una sceneggiatura che non aveva concepito personalmente.
Questa distanza gli avrebbe permesso di affrontare da una prospettiva nuova temi già presenti nel suo cinema: la linea sottile fra intimità e dipendenza, devozione e ossessione, protezione e controllo.
Il film continua quindi la sua ricerca sulle relazioni umane e sulle tracce che le persone lasciano le une nelle altre.
Il rapporto con Bernardo Bertolucci
La presenza del nome di Bernardo Bertolucci nei crediti della sceneggiatura rende “The Echo Chamber” particolarmente significativo.
Bertolucci, morto nel 2018, è stato uno dei registi italiani più conosciuti nel mondo, autore di film come “Il conformista”, “Ultimo tango a Parigi”, “Novecento” e “L’ultimo imperatore”.
Andrea Pallaoro aveva già dedicato attenzione al cinema e alla figura del regista parmigiano. Il suo nuovo film porta sullo schermo una sceneggiatura alla quale Bertolucci aveva lavorato insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
Pallaoro la interpreta attraverso il proprio stile, caratterizzato da tempi dilatati, tensione emotiva e attenzione agli spazi domestici.
Lo stile di Andrea Pallaoro
Il cinema di Andrea Pallaoro è riconoscibile per alcuni elementi ricorrenti:
- dialoghi essenziali;
- lunghi silenzi;
- inquadrature controllate;
- ritmo lento e contemplativo;
- attenzione ai corpi e agli ambienti;
- famiglie attraversate da conflitti;
- protagonisti isolati;
- emozioni raramente espresse in modo diretto.
Il regista non accompagna lo spettatore con spiegazioni continue. Preferisce lasciare che siano i dettagli a rivelare la storia.
Una porta chiusa, una stanza vuota, un gesto interrotto o uno sguardo possono assumere un significato decisivo. Gli ambienti non svolgono soltanto una funzione decorativa, ma riflettono lo stato emotivo dei personaggi.
Il tema della famiglia
La famiglia è uno dei nuclei principali del cinema di Pallaoro.
In “Medeas” è un luogo dominato da autorità, gelosia e violenza. In “Hannah” diventa uno spazio dal quale la protagonista viene progressivamente esclusa. In “Monica” rappresenta invece una ferita che potrebbe essere parzialmente ricucita.
Anche “The Echo Chamber” osserva una relazione nella quale affetto, bisogno e controllo diventano difficili da distinguere.
Pallaoro non presenta la famiglia come un ambiente necessariamente rassicurante. I legami più profondi possono diventare fonti di sofferenza, ma anche l’unico luogo nel quale i personaggi cercano ancora un riconoscimento.
Andrea Pallaoro nelle giurie internazionali
Oltre ad aver presentato più volte i propri film alla Mostra di Venezia, Andrea Pallaoro ha fatto parte della giuria del festival.
Nel 2018 è stato membro della giuria della sezione Orizzonti della 75ª Mostra del Cinema. Ha partecipato anche alle giurie del Chicago International Film Festival, del Tallinn Black Nights Film Festival e di altre manifestazioni internazionali.
La sua esperienza comprende quindi sia il ruolo di autore sia quello di giurato chiamato a valutare il lavoro di altri cineasti.
I premi ricevuti
Nel corso della sua carriera Andrea Pallaoro ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali.
Tra i principali troviamo:
- premio per la migliore regia al Festival di Marrakech per “Medeas”;
- New Voices/New Visions Award al Palm Springs International Film Festival;
- Premio Sergej Parajanov per la visione poetica;
- riconoscimento alla fotografia di “Medeas” al Camerimage;
- Coppa Volpi a Charlotte Rampling per “Hannah”;
- candidatura ai César per “Hannah” come film straniero;
- selezioni ufficiali alla Mostra del Cinema di Venezia.
Filmografia di Andrea Pallaoro
Regista
- “Wunderkammer” – cortometraggio, 2008;
- “Medeas” – 2013;
- “Hannah” – 2017;
- “Monica” – 2022;
- “The Echo Chamber” – 2026.
Sceneggiatore
Pallaoro ha partecipato alla scrittura di diversi suoi film, tra cui “Medeas”, “Hannah” e “Monica”. Per “Monica” ha firmato la sceneggiatura insieme a Orlando Tirado.
In “The Echo Chamber” dirige invece, per la prima volta, una sceneggiatura non ideata da lui.
Vita privata
Andrea Pallaoro mantiene un profilo riservato e non sono disponibili molte informazioni attendibili sulla sua vita sentimentale.
Le biografie ufficiali si concentrano principalmente sul percorso di studio, sui film e sui riconoscimenti professionali. È noto che vive e lavora tra Los Angeles e New York.
Non risultano informazioni pubblicamente confermate su moglie, compagna o figli. Per questo è preferibile evitare attribuzioni basate su indiscrezioni non documentate.

































