Capire la psicologia dei più piccoli non è facile, ma è fondamentale per instaurare un buon rapporto con loro.

Capire i bambini non è sempre facile. L’infanzia è caratterizzata da tantissime fasi molto importanti: i piccoli iniziano a rapportarsi col mondo che li circonda, vanno a scuola, cominciano a stringere le prime amicizie. Ma il rapporto con queste tappe della crescita non è uguale per tutti. Conoscere e capire la psicologia infantile può aiutare i genitori a rapportarsi meglio con il proprio figlio.

Tipi psicologici

Capita spesso di definire un bambino secondo alcuni suoi comportamenti senza in realtà cogliere il suo mondo interiore. Non sempre i modi di fare dei più piccoli corrispondono alla loro vera indole, spesso, infatti, atteggiamenti scontrosi o timidi celano motivazioni differenti, non legati al carattere ma conseguenze di una situazione psicologica che deve essere compresa, affrontata e risolta.

Bambino timido

La timidezza è un sentimento che riguarda grandi e piccini, ma è proprio nell’infanzia che tende a realizzarsi e a radicarsi, accompagnando l’individuo nel corso della sua vita. Il bambino timido tende ad essere ipersensibile agli stimoli esterni, si sente facilmente a disagio, riesce a interagire poco sia con i suoi coetanei che con le persone più grandi di lui, sta spesso da solo ed è piuttosto silenzioso. Pur nascendo all’interno del bimbo, questo sentimento può essere rafforzato da influssi esterni negativi: il piccolo si sente “attaccato” nella sua fragilità e tende a chiudersi ancora di più in se stesso; la timidezza diventa un’arma per difendersi da un mondo che lui avverte come pericoloso. Diventa un tipo estremamente insicuro: ha paura di sbagliare, di fare brutte figure, di non essere accettato. Il modo più appropriato per combattere la timidezza consiste nel rafforzare l’autostima, sottolineando le sue qualità ma anche insegnandogli a riconoscere i proprio limiti.

Bambino aggressivo

È un’aggressività che si nota negli atteggiamenti, nel mondo di parlare, di giocare, persino di mangiare e camminare. Le tendenze aggressive sono presenti in quasi tutti i bambini, ma in alcuni sono particolarmente sviluppate e tendono a manifestarsi in maniera più forte. Il piccolo deve imparare a conoscere e a controllare la sua aggressività, dietro di essa, infatti, si possono celare diversi motivi: scoprire le cause è il primo passo per imparare a gestire la collera. Non deve avere paura di questo lato del suo carattere, non deve fuggire ma capire come tenerlo a bada. Ed è qui che entrano in gioco i genitori.

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Come bisogna comportarsi quando il bambino dà sfogo alla sua aggressività? È importante mantenere la calma, in modo da controllare e domare la sua collera. Una volta calmato, si potrà passare alla fase successiva: quella del dialogo. Non serve fare le ramanzine, i genitori e il bimbo hanno bisogno di capire quali ragioni si celano dietro la sua aggressività. Per questo è importante rivolgergli alcune domande che lo invitino a riflettere sul suo comportamento. Ciò gli permetterà di attribuire un significato alle sue azioni: un primo passo per imparare a controllarle. Il dialogo può essere supportato da un’attività fisica che permetta al bambino di dare libero sfogo alla sua energia. I bambini che tendono all’aggressività sono infatti tipi energici e dinamici, la quotidianità può imprigionare questa indole e fare da cassa di risonanza, rafforzando così i comportamenti aggressivi. Lo sport, i giochi al parco, al contrario, possono funzionare da valvola di sfogo.

Bambino pigro

I pigri sono esattamente l’opposto di quelli energici e aggressivi. Sono dei sognatori, preferiscono stare in disparte, fanno fatica a socializzare, sono poco reattivi e non prendono mai l’iniziativa, difficilmente si riesce a coinvolgerli in qualche attività. Non si tratta di timidezza ma di pigrizia. È come se la loro vita scorresse al rallentatore. Tale atteggiamento può portare le altre persone (grandi e piccini) a isolarli. I genitori devono essere abili a fare esattamente il contrario. Il bambino pigro non deve essere lasciato in disparte: deve essere stimolato. È importante trovare il modo di coinvolgerlo in qualcosa che gli piaccia, solo così smetterà di vivere nel suo mondo e deciderà di rapportarsi maggiormente con gli altri. La grande fantasia dei pigri potrà così diventare costruttiva e trasformarsi in creatività. Non bisogna però sostituirsi a lui: il genitore deve dargli la spinta iniziale e poi lasciare che sia lui a tenere le redini del gioco, così facendo imparerà a prendere l’iniziativa.

Bambino oppositivo

Chi sono? Quelli che dicono sempre e soltanto “no”! Alcuni non si limitano alle opposizioni verbali, ma disubbidiscono in maniera sfrontata, incuranti delle punizioni. È un modo per manifestare la propria ribellione e mettere in atto il gioco della sfida. Il bambino oppositivo non teme le punizioni: inconsciamente le richiede. Dietro questo modo di essere non c’è cattiveria: il “no” viene utilizzato come potente arma per tenere lontano il mondo esterno, mettere una distanza tra lui e gli altri. L’atteggiamento oppositivo è una forma di difesa. Anche se tendono a fare i “bulli”, in realtà, sono bambini molto sensibili.

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Adhd

Un bambino con comportamenti oppositivi potrebbe essere affetto da ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, disturbo da deficit di attenzione e iperattività). È importante notare che i comportamenti oppositivi non sono esclusivi dell’ADHD, ma possono manifestarsi in una serie di disturbi del comportamento o in contesti di sviluppo tipici.

L’ADHD è un disturbo neurocomportamentale caratterizzato da difficoltà nell’attenzione, nell’iperattività e nell’impulsività. Tuttavia, è importante non confondere il comportamento oppositivo, che coinvolge sfide nella gestione delle regole e delle autorità, con l’ADHD.

I sintomi di un bambino con ADHD possono includere:

  1. Difficoltà di attenzione: Il bambino può avere problemi a concentrarsi su compiti o attività specifiche, spesso divagando o distratto facilmente.
  2. Iperattività: Movimenti eccessivi, inquietudine costante, difficoltà a stare fermi, agitazione.
  3. Impulsività: Reazioni immediate senza pensare alle conseguenze, difficoltà nel controllare comportamenti impulsivi o risposte emotive.

I bambini con ADHD possono anche mostrare comportamenti oppositivi, come disobbedienza, ostinazione, provocazione e sfida alle regole e alle autorità. Tuttavia, questi comportamenti non sono specifici dell’ADHD e possono derivare da una serie di fattori ambientali, sociali o di sviluppo.

È importante consultare uno specialista, come uno psicologo o uno psichiatra infantile, per una valutazione accurata se sospetti che il tuo bambino possa avere ADHD o altri problemi comportamentali. Un professionista esperto può effettuare una valutazione completa basata sui sintomi, sull’ambiente familiare e sulle dinamiche sociali per giungere a una diagnosi accurata e consigliare il trattamento più adeguato, che potrebbe includere terapia comportamentale, interventi educativi o, in alcuni casi, farmaci.

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