Scuole aperte in estate, 8 su 10 studenti non andrebbero. Ecco i motivi:

In questi ultimi giorni si sta parlando moltissimo della possibilità di mantenere le scuole aperte in estate.

Così facendo, si andrebbero ad eliminare alcune lacune che gli studenti hanno accumulato nel corso dell’ultimo anno. Ma 8 su 10 rifiutano l’offerta e dichiarano di non voler andare, poiché si renderebbe ulteriormente difficile un percorso travagliato a causa della pandemia.

Ma a prescindere da cosa pensano i ragazzi e i genitori, in realtà ci sarebbero altri problemi che non renderebbero fattibile il piano. Come ad esempio la mancanza del personale ATA (amministrativo tecnico ausiliario) all’interno degli istituti. C’è ancora molta disorganizzazione sotto tanti punti di vista.

Scuole aperte in estate, manca il personale ATA

A tal proposito, il presidente Ancodis Cicero, ha spiegato la complessità della situazione.

Ecco alcune sue parole in merito, tratte dall’intervista per orizzonte scuola:

“L’obiettivo dell’apertura delle scuole nella prossima estate significa costruire un “ponte” che però necessita di essere progettato, di lavori, di tempi e non per ultimo deve tenere conto della complessità della scuola. Siamo alla fine di un complicato anno scolastico con scrutini ed esami da gestire, progetti in fase di svolgimento da completare, possibili contagi da monitorare, ATA con incarico a tempo determinato che andranno in ferie già a partire dalla seconda metà di maggio”. (Fonte: Orizzonte Scuola)

E non finisce qui. A criticare il quadro ci pensano anche Bucalo e Frassinetti, le due parlamentari del Partito Fratelli d’Italia. In merito all’assenza del personale ATA per la stagione estiva, dicono così:

“Sulla scuola siamo alle solite con un governo che progetta senza tenere conto delle forze a disposizione, assolutamente irrilevanti rispetto a un programma ‘titanico’, sproporzionato all’organico Ata presente, cui spetterebbe il maggior carico da portare. Si continua a parlare e non ad agire. Analizzando i posti di organico Ata, i numeri sono uguali a quelli pre-pandemia”.

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